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Incuriosito, vado a vedere cosa è rimasto sul sito del Progetto Madeleine, il primo tassello di un percorso che ha portato numerose pubblicazioni, la nascita dell’Associazione Il Giardino degli Elefanti e, oggi, della webradio Radio Elephant.
Le fiabe di mio padre diLuciana Stella Tretter
La sera d’estate si usava scendere con le sedie sul grande marciapiede. Di solito noi bambini si stava seduti sui gradini del portone e mio padre, sereno, importante, con la sua eterna pipa in bocca, raccontava una fiaba. Era un silenzio, un’attesa unica, per tutti direi, non solo per noi bambini, ma anche per le signore del palazzo. Era lungo, poi, arrivare alla sera dopo per sentire il seguito della novella. Mio padre aveva un modo molto particolare per raccontare le sue storie, le intervallava con lunghe pause proprio nei punti dove si stava tutti col fiato sospeso. Ricordo ancora alcune di quelle fiabe: Tignetta, La principessa indemoniata, Ammazzasette. Con quanta ansia seguivo quei meravigliosi personaggi. Questo avveniva nel luglio e nelle sere tiepide di settembre, perché d’agosto andavamo al mare a Marina di Pisa con gli zii Redini e mio cugino Mario.
Dopo anni, trovare ancora una testimonianza di una persona morta da tempo su un sito Internet è comunque una bella sensazione, percependo la misura della conversazione, secondo lo spirito del Progetto Madeleine, in base al quale ogni anziano che muore è una biblioteca che brucia.
In occasione della festa della Liberazione, esce anche il nuovo articolo per Voci della memoria su Il Fogliaccio.
Si tratta della storia di Piero Grassini, di cui ho già parlato in un altro articolo, che racconta la vista del bombardamento sopra Pisa il 31 agosto 1943. Non credo che ci potesse essere un’occasione migliore in cui rispolverare questo racconto, tirarlo fuori, farlo circolare.
Buona Resistenza a tutti.
Come anticipato qualche post fa, è uscito il 27 febbraio 2009 un nuovo numero del fogliaccio con il freschissimo articolo sulla storia di Rossano Papineschi.
Come ormai è nello stile di questi piccoli testi, un frullato di voce narrante e voce del narratore, trascritte insieme a formare un unico racconto, diventato voce della memoria.
In questi giorni ho pensato al modo con cui ho costruito e continuo a costruire questi articoli, a come si assemblano e come diventano testo, scritto e, successivamente, stampato.
Mi piacerebbe, però, lavorare anche sull’audio: nei prossimi tempi proverò a realizzare vocidellamemoria in podcast, potendo scaricare dei file che raccontino le storie delle persone con la mia voce che mette insieme i pezzi e la registrazione delle interviste per riportare l’originale narrazione di chi ha raccontato… Un bella scommessa!
Oggi si è concluso il percorso di tre lezioni su “Dare ordine al disordine“, tenuto da me e dal Professor Nannetti all’Università della Terza Età di Pontedera.
Come preannunciato, il primo incontro ha avuto per oggetto le fonti orali: il modo con cui si costruisce un documento sonoro nella relazione tra narratore e ascoltatore; il secondo la retorica e la narratività musicale: alcuni esempi degli artifici retorici utilizzati, ad esempio nei madrigali, per sottolineare alcuni significati del testo; nel terzo incontro, quello conclusivo, siamo andati “alla ricerca di un sincretismo tra musica e parole“.

Vanda Maria Bambini nel 1934
Dopo un lungo periodo di astensione, di lontananza dal blog per una serie di ottimi motivi, torno a queste pagine, a questa scrittura e a questo aggiornamento. E lo faccio in un giorno freddo ma soleggiato, in una bella giornata invernale.
Il ritorno coincide anche con la nuova interfaccia di WordPress con cui devo ancora familiarizzare ma mi sembra molto più fornita e ricca di menu, opzioni, funzioni, ecc.
In questo mese di dicembre uscirà il terzo articolo per la rubrica Voci della memoria su Il Fogliaccio, dal titolo “Dalla morte all’amore“. In questo articolo riporto un frammento dell’intervista realizzata con Vanda Maria Bambini a Lari, in cui racconta un tragico episodio in cui, sul finire degli anni ’30 del secolo scorso, perse la vita il suo giovane fratello e, in conseguenza di questo lutto, venne mandata a Lari per “svagarsi”, dove incontrò il suo futuro marito.
Ancora una volta ho cercato di mischiare il racconto raccolto e trascritto ai miei interventi di sutura narrativa, cercando allo stesso tempo di raccontare una storia e riflettere sul senso dell’autobiografia e sul significato che viene attribuito, attraverso la narrazione, alla propria esistenza.
Da quando mi occupo di autobiografia e narrazione, raccogliendo le storie prevalentemente degli anziani, ho utilizzato tre metodologie.
La prima, avente uno scopo prevalentemente sociale e diretto alla promozione dell’incontro tra le persone, è quella della narrazione di gruppo. In questo modo, chiamando le persone a raccontare sulla base di alcuni stimoli (sapori, immagini, altri racconti, ecc.), vengono fuori storie che si rincorrono, che si cercano, che si completano. Il limite maggiore è che i narratori rischiano di essere interrotti dagli altri ed è difficile avere storie “intere” per un’eventuale conservazione, sia audio che attraverso la trascrizione.
La seconda modalità è quella dell’intervista a una persona che, spesso, assume la forma del dialogo e della registrazione di quanto viene raccontato in un flusso continuo da un unico narratore. In questo modo è più semplice registrare e raccogliere il racconto ma sono molto limitate le suggestioni e gli interventi che possono far scaturire ricordi “non previsti” dall’intervistato.
La terza modalità, più complessa e attuabile solo in presenza di alcune persone, è quella di suggerire degli esercizi di scrittura: da una scrittura per “frammenti” a una vera e propria composizione e narrazione di episodi più ampi della propria vita. È il metodo che consente di andare maggiormente in profondità e che coinvolge il narratore in una pratica di cura, come direbbe Duccio Demetrio, di sé.
La prima metodologia l’ho utilizzata nello svolgimento del Progetto Madeleine, la seconda con La rugiada sulle ginestre e la terza in Il potere delle storie e in Proposte e risate.
Non ce n’è una migliore o preferibile, ma tutte e tre sono strade da percorrere in base agli obiettivi che il ricercatore, il conduttore o il semplice ascoltatore si prefiggono.
Nel febbraio del 2009, io e il professor Luigi Nannetti terremo un corso presso l’Università della Terza Età di Pontedera dal titolo “Dare ordine al disordine“. Anche il solo titolo è impegnativo. A meno che qualcuno non pensi che vengano fornite istruzioni su come mettere a posto sgabuzzini…
Tra le varie collaborazioni e gli altri lavori che ho potuto fare, l’esperienza del Progetto Madeleine ha portato un contributo alla realizzazione del volume curato da Silvia Pezzoli per l’Auser regionale della Toscana, finanziato da Coop e Cesvot, intitolato “Il vento della libertà” e pubblicato a fine 2007.
L’Università della Terza Età di Pontedera, con sede in Via Stazione Vecchia n° 12, ha compiuto i suoi primi vent’anni di vita nel 2007.
Per celebrare l’importante anniversario ha deciso di realizzare una pubblicazione che, come quella per i primi dieci anni, raccontasse la storia di questo percorso e servisse da promozione per le numerose attività che vengono svolte ogni settimana.

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