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Mentre il 2009 si chiude e già si affaccia la nuova presentazione a ‘Tra sogno, magia e mistero’, faccio i soliti pensieri che tendono al bilancio di fine anno.
Come nell’autobiografia, la narrazione della propria storia conduce inevitabilmente a riprogettare, a fare nuove scommesse, perseguendo vecchi scopi nel tentativo di raggiungere le proprie mete.
Così faccio un augurio a tutti coloro che si troveranno su queste pagine, per un 2010 in cui splenda la luce dei propri sogni.

La notizia della presentazione è stata diffusa sia dal Comune di Ponsacco che dalla LIbera Università dell’Autobiografia di Anghiari.

Intanto le locandine fioriscono nelle edicole e nei bar della Valdera, mentre aspettiamo che venga inviato il comunicato stampa dalla casa editrice ai quotidiani locali…

Mi è arrivata via mail una segnalazione di un interessante corso che verrà tenuto da Loredana Gambuzzi a Bolzano dal 1° al 4 aprile 2009, promosso dalla Scuola Provinciale per le Professioni Sociali di Bolzano.

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Ricevo e pubblico la segnalazione di un interessante corso attivato dall’Associazione Culturale Aribandus a Verona: inizia il 3 febbraio 2009 fino al 28 marzo 2009.

Il titolo del corso è “LA SCRITTURA AUTOBIOGRAFICA NEL LAVORO CON GLI ANZIANI: un percorso tra memoria e progetto

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Da quando mi occupo di autobiografia e narrazione, raccogliendo le storie prevalentemente degli anziani, ho utilizzato tre metodologie.

La prima, avente uno scopo prevalentemente sociale e diretto alla promozione dell’incontro tra le persone, è quella della narrazione di gruppo. In questo modo, chiamando le persone a raccontare sulla base di alcuni stimoli (sapori, immagini, altri racconti, ecc.), vengono fuori storie che si rincorrono, che si cercano, che si completano. Il limite maggiore è che i narratori rischiano di essere interrotti dagli altri ed è difficile avere storie “intere” per un’eventuale conservazione, sia audio che attraverso la trascrizione.

La seconda modalità è quella dell’intervista a una persona che, spesso, assume la forma del dialogo e della registrazione di quanto viene raccontato in un flusso continuo da un unico narratore. In questo modo è più semplice registrare e raccogliere il racconto ma sono molto limitate le suggestioni e gli interventi che possono far scaturire ricordi “non previsti” dall’intervistato.

La terza modalità, più complessa e attuabile solo in presenza di alcune persone, è quella di suggerire degli esercizi di scrittura: da una scrittura per “frammenti” a una vera e propria composizione e narrazione di episodi più ampi della propria vita. È il metodo che consente di andare maggiormente in profondità e che coinvolge il narratore in una pratica di cura, come direbbe Duccio Demetrio, di sé.

La prima metodologia l’ho utilizzata nello svolgimento del Progetto Madeleine, la seconda con La rugiada sulle ginestre e la terza in Il potere delle storie e in Proposte e risate.

Non ce n’è una migliore o preferibile, ma tutte e tre sono strade da percorrere in base agli obiettivi che il ricercatore, il conduttore o il semplice ascoltatore si prefiggono.

gracci03Nell’ambito della rassegna L’Era dei Libri che si terrà a Pontedera dal 2 al 5 ottobre 2008, presenterò il libro di Athe Gracci “Cittadina del mondo”. Mi sono limitato a curarlo raccogliendo e riordinando i racconti dell’autrice sull’esperienza della sua emigrazione. Oltre alla mia introduzione basata su un’intervista fatta ad Athe, nel libro è presente un’interessante prefazione di Duccio Demetrio.

Riporto dal programma: Il libro raccoglie alcuni scritti di Athe Gracci in cui l’autrice racconta la storia della sua emigrazione. Prima come contemporanea, trovandosi su un suolo straniero a misurarsi con la nostalgia e le difficoltà di adattamento; poi, una volta tornata a casa, ricordando un periodo intenso e perduto, legato alla giovinezza, intravedendo la conclusione del suo viaggio.
La memoria scorre come tema di fondo in ogni pagina, come se l’unica libertà, l’unico spazio di autentica dignità dell’essere, fosse quello del ricordo, attraverso la scrittura autobiografica.

L’appuntamento è per venerdì 3 ottobre 2008, alle ore 17, presso il Centro Poliedro, in Piazza Berlinguer n°1, a Pontedera (PI).

Questo fine settimana, dal 12 al 14 settembre, come da molti anni a questa parte, si terrà il Premio Pieve – Banca Toscana organizzato dall’Archivio Diaristico di Pieve Santo Stefano (AR).

La manifestazione, denominata Memorie in piazza, avrà diversi momenti oltre a quello della premiazione in senso stretto, affiancando mostre, presentazioni di libri, spettacoli teatrali.

L’iniziativa di Saverio Tutino, di cui viene riportato un bel passo nel pieghevole con il programma della manifestazione, è diventata ormai un punto fermo per chi si occupa di memoria, autobiografia e narrazione: la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano rappresenta oramai un punto fermo per chi vuole scavare nel passato attraverso le storie delle personi comuni, per questo speciali. Come nel caso del film realizzato da Alina Marazzi, Vogliamo anche le rose, che ha attinto ad alcuni diari per raccontare la storia delle donne negli anni ’60 e ’70.

Tra le varie collaborazioni e gli altri lavori che ho potuto fare, l’esperienza del Progetto Madeleine ha portato un contributo alla realizzazione del volume curato da Silvia Pezzoli per l’Auser regionale della Toscana, finanziato da Coop e Cesvot, intitolato “Il vento della libertà” e pubblicato a fine 2007.

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L’anno successivo alla realizzazione del Progetto Madeleine, nel 2006, ho curato la pubblicazione di un libro realizzato raccogliendo delle interviste a persone residenti nel Comune di Santa Luce, in provincia di Pisa.

Il libro, edito da Tagete Edizioni di Pontedera e prevalentemente distribuito nel Comune di Santa Luce, è il frutto di un’attività di formazione di un gruppo di volontari individuati con il Sindaco, Nadia Lenzini, che ha portato all’incontro con numerosi narratori.

Il libro è diverso da quello del Progetto Madeleine. in cui, sfruttando il progetto del Cesvot, avevo puntato a realizzare degli incontri di narrazione collettiva in cui l’obiettivo principale era la socializzazione degli anziani e la possibilità di creare dei contesti narrativi in cui, oltre a trasmettere storie anche alle giovani generazioni, vi era lo scopo di costruire o cercare di ritessere i legami a livello di comunità locali.

Nel libro realizzato per il Comune di Santa Luce, invece, l’obiettivo era quello di formare un gruppo di volontari per la raccolta di storie e la custodia della memoria del territorio, portando al racconto (registrato e poi trascritto) delle storie di alcuni personaggi presenti nelle frazioni di Pomaia, Pastina, Pieve di Santa Luce e nel capoluogo comunale, appunto, Santa Luce.

Così sono emerse figure interessanti, tutte dense di emozione e di ricordo: il minatore, il fornaio, il fabbro, il carbonaio, il giocatore di calcio, il musicista…

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Ogni anziano che muore è una biblioteca che brucia.

Progetto Madeleine

Così recitava il sottotitolo del progetto e successivamente del libro, citando un proverbio africano di cui l’amico Mohamed Ba mi aveva parlato. Un ponte tra due culture profondamente lontane e diverse, accomunate dalla trasmissione orale dei saperi semplici, essenziali, autentici.

Il progetto è stato finanziato dal Cesvot con il Bando Percorsi di Innovazione del 2003, dopo l’illuminante laboratorio “Festina Lente” condotto da Gianni d’Elia e Salvatore Catalano al convegno Cem a Viterbo “Per un’educazione capace di futuro”.

Con questo progetto, con questa esperienza, iniziata con la progettazione nel 2003, la formazione anche attraverso seminari alla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, l’inizio delle attività a settembre 2004 e la presentazione della pubblicazione a giugno 2005, si è aperta una strada.

Almeno per me.

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