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Ieri, al Pisa Book Festival, ho avuto l’occasione di incontrare (in maniera del tutto casuale visto che ero lì per la presentazione de “Il gregario” di Paolo Mascheri e lui interveniva per un incontro della Titivillus) un giovane scrittore che ha pubblicato da poco un bel romanzo che ho letto d’estate.
Il libro si intitola Versilia Rock City ed è edito da Transeuropa.
L’autore si Chiama Fabio Genovesi.
Mi ha colpito piacevolmente la disponibilità con cui ha ascoltato i miei commenti, le mie considerazioni, le mie riflessioni sul suo libro. Mi ha chiesto di lasciargli il contatto Facebook per poter continuare a scambiare impressioni e idee. Bello. Non è male quando gli autori sono così, quando si capisce che aver scritto il libro non è il punto di arrivo, ma solo una tappa di un percorso che continua, che si nutre di scambi, di incontri, di impressioni, di rimandi che arrivano dai lettori. Così si fa!
Durante la presentazione di venerdì 3 ottobre al Centro Poliedro di Pontedera del libro di Athe da me curato, Cittadina del mondo, ho registrato con il buon Zoom H4 gli interventi.
Nell’ambito della rassegna L’Era dei Libri che si terrà a Pontedera dal 2 al 5 ottobre 2008, presenterò il libro di Athe Gracci “Cittadina del mondo”. Mi sono limitato a curarlo raccogliendo e riordinando i racconti dell’autrice sull’esperienza della sua emigrazione. Oltre alla mia introduzione basata su un’intervista fatta ad Athe, nel libro è presente un’interessante prefazione di Duccio Demetrio.
Riporto dal programma: Il libro raccoglie alcuni scritti di Athe Gracci in cui l’autrice racconta la storia della sua emigrazione. Prima come contemporanea, trovandosi su un suolo straniero a misurarsi con la nostalgia e le difficoltà di adattamento; poi, una volta tornata a casa, ricordando un periodo intenso e perduto, legato alla giovinezza, intravedendo la conclusione del suo viaggio.
La memoria scorre come tema di fondo in ogni pagina, come se l’unica libertà, l’unico spazio di autentica dignità dell’essere, fosse quello del ricordo, attraverso la scrittura autobiografica.
L’appuntamento è per venerdì 3 ottobre 2008, alle ore 17, presso il Centro Poliedro, in Piazza Berlinguer n°1, a Pontedera (PI).
Vespisti di tutto il mondo, piangete!
Ho letto per caso una notizia sul reader che mi ha gelato il sangue: è morto Giorgio Bettinelli. Non ci credo. Faccio altre ricerche e trovo la notizia anche su un blog. Allora è proprio vero.
Probabilmente ai più questo eroico personaggio non dirà niente, non farà saltare sulle sedie, non farà prendere una commozione intensa che nasce dal centro del petto. “Ma chi lo conosce?” Ma come!?! Qualcuno gli ha anche dedicato un fans club!!!
Tra le varie collaborazioni e gli altri lavori che ho potuto fare, l’esperienza del Progetto Madeleine ha portato un contributo alla realizzazione del volume curato da Silvia Pezzoli per l’Auser regionale della Toscana, finanziato da Coop e Cesvot, intitolato “Il vento della libertà” e pubblicato a fine 2007.
L’Università della Terza Età di Pontedera, con sede in Via Stazione Vecchia n° 12, ha compiuto i suoi primi vent’anni di vita nel 2007.
Per celebrare l’importante anniversario ha deciso di realizzare una pubblicazione che, come quella per i primi dieci anni, raccontasse la storia di questo percorso e servisse da promozione per le numerose attività che vengono svolte ogni settimana.
A gennaio del 2006, su un progetto proposto dalla Cooperativa Il Delfino al Comune di Cascina, ho iniziato a recarmi presso il Centro “Il Girasole”, nel Villaggio Santa Maria di San Frediano a Settimo (PI), per svolgere un progetto di animazione culturale rivolto agli anziani del quartiere.
Il progetto, iniziato nel 2005, non aveva raggiunto gli obiettivi prefissi a causa dell’isolamento del Centro “Il Girasole” rispetto al quartiere e, soprattutto, per il tipo di reti sociali presenti nella zona, sorta in pochissimi anni senza nessun tipo di luogo di aggregazione, senza una costruzione dal basso della cittadinanza. Per questo motivo, nell’anno successivo, mi sono occupato di un progetto di comunità sul quartiere denominato Macondo.
Trovo, attraverso il feed del suo sito, questa stupenda foto di Lorenzo Benvenuti. Così commento la foto e riporto la trascrizione dal libro La rugiada sulle ginestre frutto dell’intervista ad Amos Cantini realizzata da Leonardo Antonelli e Lorella Nepi a Pieve di Santa Luce.
“Durante la costruzione dell’antica chiesetta, il lavoro venne interrotto per la mancanza di acqua. Una mattina gli operai notarono che il serbatoio vicino alla chiesa era pieno. Il fatto, inspiegabile, si ripeté più volte e, una notte, gli operai decisero di nascondersi nei dintorni della chiesa per vedere chi fosse il loro benefattore. Scoprirono, con grande meraviglia, che una signora biancovestita scendeva a valle, ad una polla che sgorgava da una roccia, e portava l’acqua sul colle, in un cestello di vimini senza fondo, attualmente esposto nella cappella della Tora, permettendo agli operai di completare il lavoro. Così venne costruita la Chiesa del Monteforte e da questo evento nacque la devozione per la Vergine, la cui festa ricorre il tredici maggio di ogni anno…“
Tratto da “La rugiada sulle ginestre“, p. 98.
L’anno successivo alla realizzazione del Progetto Madeleine, nel 2006, ho curato la pubblicazione di un libro realizzato raccogliendo delle interviste a persone residenti nel Comune di Santa Luce, in provincia di Pisa.
Il libro, edito da Tagete Edizioni di Pontedera e prevalentemente distribuito nel Comune di Santa Luce, è il frutto di un’attività di formazione di un gruppo di volontari individuati con il Sindaco, Nadia Lenzini, che ha portato all’incontro con numerosi narratori.
Il libro è diverso da quello del Progetto Madeleine. in cui, sfruttando il progetto del Cesvot, avevo puntato a realizzare degli incontri di narrazione collettiva in cui l’obiettivo principale era la socializzazione degli anziani e la possibilità di creare dei contesti narrativi in cui, oltre a trasmettere storie anche alle giovani generazioni, vi era lo scopo di costruire o cercare di ritessere i legami a livello di comunità locali.
Nel libro realizzato per il Comune di Santa Luce, invece, l’obiettivo era quello di formare un gruppo di volontari per la raccolta di storie e la custodia della memoria del territorio, portando al racconto (registrato e poi trascritto) delle storie di alcuni personaggi presenti nelle frazioni di Pomaia, Pastina, Pieve di Santa Luce e nel capoluogo comunale, appunto, Santa Luce.
Così sono emerse figure interessanti, tutte dense di emozione e di ricordo: il minatore, il fornaio, il fabbro, il carbonaio, il giocatore di calcio, il musicista…
Due libri italiani sul mio tavolo, un titolo americano sul monitor.
Il titolo è COME UN KILLER SOTTO IL SOLE. Ma si tratta solo della traduzione di una frase profonda, intensa, forte, così intensa da aver spinto due autori ad intitolare così i propri libri. Questo è il brano da cui è tratta, nella canzone Thunder Road di Bruce Springsteen.
Oh, come take my hand, riding out tonight to case the Promised Land, Oh Thunder Road, oh Thunder Road, oh Thunder Road, Lying out there like a killer in the sun, Hey I know it's late we can make it if we run. Oh Thunder Road, sit tight take hold, Thunder Road."
In italiano suona così:
"Prendimi la mano, questa notte cercheremo di raggiungere la Terra Promessa sulla Thunder Road che ci aspetta là fuori come un killer sotto il sole. Lo so, è tardi, ma possiamo farcela se corriamo Siediti e tieniti forte, Thunder Road, arriviamo!"
Ogni anziano che muore è una biblioteca che brucia.
Così recitava il sottotitolo del progetto e successivamente del libro, citando un proverbio africano di cui l’amico Mohamed Ba mi aveva parlato. Un ponte tra due culture profondamente lontane e diverse, accomunate dalla trasmissione orale dei saperi semplici, essenziali, autentici.
Il progetto è stato finanziato dal Cesvot con il Bando Percorsi di Innovazione del 2003, dopo l’illuminante laboratorio “Festina Lente” condotto da Gianni d’Elia e Salvatore Catalano al convegno Cem a Viterbo “Per un’educazione capace di futuro”.
Con questo progetto, con questa esperienza, iniziata con la progettazione nel 2003, la formazione anche attraverso seminari alla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, l’inizio delle attività a settembre 2004 e la presentazione della pubblicazione a giugno 2005, si è aperta una strada.
Almeno per me.
Visto che in questi giorni ho ripreso una vecchia lettura “de verano“, il buon Melville con il suo capolavoro, mi addentro nel capitolo XXXI, CETOLOGIA, e trovo, dopo una minuziosa quanto dilettantistica dissertazione sulla classificazione delle balene, un passo che mi folgora: “Ma io ora lascio incompiuta la mia sistematica cetologica, come la grande cattedrale di Colonia, che fu lasciata con la gru ancora alzata sulla cima della torre incompleta. Perché le costruzioni piccole possono essere finite dai loro primi architetti: quelle grandi, quelle vere, lasciano sempre il cornicione alla posterità. Mi salvi il cielo dal completare qualcosa! Tutto questo libro non è che un abbozzo. Anzi l’abbozzo di un abbozzo. Oh, Tempo, Forza, Denaro e Pazienza!” E così si chiude il capitolo.
Poderoso.
Riprendendo il vecchio proposito di usare il blog come contenitore dei pensieri attuali ma anche delle attività passate, cercando una sintesi e un senso a quello che voglio fare, inserisco alcune informazioni su un progetto che ho seguito dal 2004 al 2006, proseguendo fino al 2008 il mio impegno in qualità di consigliere della Fondazione Casa di Riposo Belvedere di Lari.
Il Progetto “Oltre la siepe del giardino” nasce dall’esigenza riscontrata dall’Amministrazione Comunale di Lari di superare l’isolamento che negli ultimi anni ha colpito la Casa di Riposo Belvedere rispetto al territorio, segnando un’inversione di tendenza rispetto al passato. Con il finanziamento del Piano Sociale della Zona Sociosanitaria Valdera.
Il progetto ha realizzato un intervento sociale teso a
promuovere attività di animazione per gli ospiti, coinvolgere le associazioni del territorio nelle attività e promuovere un percorso di scambio tra le scuole e la casa di riposo.
Martedì 3 giugno alla Casa della Cultura di Cascina (PI), con l’Assessore alle Politiche Giovanili Paolo Cipolli e Valentina Filidei della Tagete Edizioni di Pontedera, abbiamo presentato il volume “Proposte e risate”, frutto del progetto che ho seguito come tutor, per conto della Cooperativa Sociale “Il Delfino”.
Il libro contiene il racconto dell’esperienza degli alunni delle scuole del Comune di Cascina, in Provincia di Pisa, come membri del Consiglio Comunale dei Ragazzi, dalla presentazione delle candidature per gli Istituti Comprensivi “Paolo Borsellino” di Navacchio, “Fabrizio De André” di San Frediano a Settimo e “Giovanni Falcone” di Cascina, attraverso i due anni di attività in qualità di consiglieri, dal dicembre 2006 al giugno 2008.
Si tratta di un’esperienza importante che ha fatto avvicinare per la prima volta i ragazzi al mondo della politica, provando a misurarsi con il funzionamento e i problemi di un Ente Locale, con alcune esperienze positive e qualche piccola delusione.
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Dopo il post che ho pubblicato sulla puntata di Terzo Pianeta di qualche tempo fa, mi imbatto nuovamente in qualcosa che riguarda Colobraro, mentre continuo la lettura di Cesare Bermani “Volare al sabba” e mi addentro, con grande curisità”, tra “I benandanti” di Carlo Ginzburg…
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Appena arrivato a casa, un po’ stanco, butto giù due righe per dire subito dei due giorni di festa a Piadena e Pontirolo, alla cascina del Micio.
Un bel clima, discussioni, musica e buon vino: mica male!
Continuo la lettura di “Organizzare la conoscenza“, di cui avevo già iniziato a parlare in un altro post. Più che una vera e propria recensione o una semplice riflessione, mi limito ad annotare alcuni passaggi e a prendere degli appunti che potranno diventare, piano piano, materia per sviluppare altri lavori.
“La classificazione a faccette consiste quindi in questo: una volta identificate le faccette tipiche del settore di cui ci stiamo occupando, per ogni documento da classificare verifichiamo se ciascuna faccetta assuma un qualche particolare valore.” (p. 26)
“Come si può notare, quando si tratta di organizzare la conoscenza l’antico e il moderno si intrecciano. Da un lato oggi abbiamo a disposizione mezzi tecnologicamente potenti per elaborare e raccogliere le informazioni, e una rete globale e capillare che ci permette un’accelerazione rivoluzionaria nel loro scambio e nella loro condivisione. D’altro lato, dimenticare alle nostre spalle un secolo e più di lavoro teorico sarebbe un gigantesco spreco di tempo e risorse. Per avere successo dobbiamo miscelare in giuste dosi nuovo e antico.“
Questa frase alla fine del primo capitolo di “Organizzare la conoscenza - Dalle biblioteche all’architettura dell’informazione per il Web”di Claudio Gnoli, VIttorio Marino, Luca Rosati, edito da Hops, mi ha colpito e mi è sembrata così significativa da riportarla integralmente…
Darò maggiori informazioni e impressioni andando avanti con la lettura (di solito rimandata a poco prima di dormire…); intanto ci sono molte ottime recensioni in giro per la rete…
Intorno a me, intorno al tavolo e intorno al computer ci sono pile di cartelle archivio che racchiudono gli appunti e i documenti sui lavori che ho svolto negli ultimi anni. Non mi serve a niente tenerle ancora riposte in maniera ordinata sugli scaffali, non credo che andrò a ripescare qualcosa lì dentro.
Tuttavia mi rappresentano, in qualche maniera, per certi aspetti, in un determinato periodo.
Però, prima di toglierle di mezzo (devo ancora decidere se sbarazzarmene del tutto oppure se metterle in soffita o in qualche altro luogo remoto e polveroso), vorrei archiviarle non solo materialmente ma anche nella mia testa.
Tratto da Bino Sanminiatelli, Paesaggio meccanico, Vallecchi (1992), a cura di Gloria Manghetti
Esposizioni di gatti. Basta con lo snobismo degli artisti e degli scrittori per il gatto, e cio soliti luoghi comuni a scapito del cane. I gatti s’infischiano dei loro isterici esaltatori e delle qualità metafisiche che vengono loro attribuite con panegirici e citazioni che vanno dagli Egizi a Calder e Moore… Chi veramente comunica “metafisicamente” coi gatti sono le chatteuses le proprietarie o espositrici: tipi di streghe coi capelli come peli di gatto morto, tinti sbiaditi, con le rughe impiastricciate di cipria, gli occhi grifagni, le mani adunche, gli abiti da befana, il puzzo di pipì. Se li còccolano, li coprono, li pettinano, si azzuffano, graffiano, delirano. C’è un’intesa arcana fra il gatto e la chatteuse. E gli artisti credono di capire qualcosa.
Il buon combattimento è quello che viene intrapreso in nome dei nostri sogni.
Quando essi esplodono con tutto il loro vigore abbiamo molto coraggio ma non sappiamo ancora batterci. Dopo tanti sforzi, finalmente, impariamo a lottare e a quel punto non abbiamo più lo stesso coraggio per combattere.
A causa di ciò ci rivoltiamo e combattiamo contro noi stessi, diventando il nostro peggior nemico. Diciamo che i nostri sogni erano infantili, difficili da realizzare o frutto di una nostra ignoranza riguardo alla realtà della vita.
Ho lavorato tanto in questi anni su questo argomento. Solo più tardi ho scoperto il fondamentale saggio di Ong su “Oralità e scrittura“, ma non è stato un male.
Ho iniziato dalla scrittura, dal laboratorio del CEM nel 2003 con Gianni D’Elia e Salvatore Catalano, attraverso il Progetto Madeleine e la raccolta delle storie degli anziani nel Comune di Lari. Da lì ho continuato, formando i volontari per la Regione Toscana che hanno raccolto le storie di vita delle donne per la ricerca sulla capacità di cura della famiglia povera, come incaricato della Fondazione Labos. Parallelamente ho anche guidato la raccolta di storie nel Comune di Santa Luce e curato la pubblicazione “La rugiada sulle ginestre” sempre edita da Tagete Edizioni di Pontedera.
Non contento delle esperienze sul campo, ho seguito il corso di perfezionamento diretto dal professor Bosi all’Università di Parma su “Memoria, oralità e scrittura nell’era digitale” con la partecipazione del Laboratorio della memoria di Isola Dovarese. Lì ho avuto modo di incontrare persone che affrontavano la raccolta delle storie, delle testimonianze e di tutto quando fosse oralità da diversi punti di vista: storico, sociologico, psicologico, teatrale…
Ma ancora è un passaggio che mi affascina, la vera svolta epocale nella storia dell’Umanità: quando l’uomo è riuscito a far passare un messaggio indipendentemente dalla sua presenza fisica, scrivendo.
Adesso, che dedico buona parte del mio tempo a trascrivere le interviste che ho raccolto, mentre devo trasferire i suoni in una forma scritta che risulti il più possibile comprensibile e corrispondente all’intenzione di chi ha parlato, vivo sulla mia pelle l’eccezionalità di questo passaggio. Che, inevitabilmente, è tutto umano e non può essere rimesso, meccanicamente, alla trascrizione automatica del riconoscimento vocale.
Sabato pomeriggio a Lucca, per fare un giro alla fiera “Tra sogno magia e mistero” trasferitasi oltre monte dopo le disavventure dello scorso anno al Palazzo dei Congressi di Pisa.Vado a cercare di respirare questo ambiente, per capire meglio le cose, per vedere gli stands, per vedere quali persone girano per la fiera, per cercare qualche libro che non sono riuscito ad individuare attraverso le ricerche su Internet.
Subito dopo essere entrato, poco dopo l’orario di apertura pomeridiano, trovo un compaesano che accompagna il figlio, Daniele Tosi, nell’allestimento e vendita di libri della sua Librinarmonia, con sede in via Sottobosco a Perignano. Chiacchieriamo un po’, io gli racconto quello che vorrei fare e lui mi racconta le sue esperienze e la sua passione per l’alchimia. Parliamo dei tanti ciarlatani ed imbroglioni che girano in questo “mondo” e ci confrontiamo su alcuni argomenti; poi lui deve scappare per portare dei libri per una presentazione della sera. Lo saluto e gli prometto che ci rivedremo.
Nell’impostare il lavoro di ricerca, ho ripescato tra i miei vecchi libri “Come si scrive” di Maria Teresa Serafini, edito da Bompiani. E’ un libro che ho acquistato in seconda liceo su consiglio del professore di italiano, Francesco Biasci.
Il libro si propone di fornire gli strumenti adatti a chi voglia o debba dedicarsi alla scrittura, soffermandosi prima di tutto sugli aspetti organizzativi di uno scritto. Infatti, individua tre fasi del lavoro:
- la Pre-scrittura
- la Scrittura
- la Post-scrittura
In effetti, per ogni lavoro (che sia un tema o un libro) occorre una fase preliminare di raccolta delle informazioni, ricerca e approfondimento. Solo terminata questa fase è possibile passare alla scrittura vera e propria, avendo una scaletta o un indice da seguire; in questo momento subentra la capacità di esprimere che può essere guidata e sviluppata attraverso l’attenzione alla costruzione del periodo e del paragrafo. La terza ed ultima fase, infine, è rappresentata dalla revisione e redazione finale del testo, così come emerso dalla scrittura ma non ancora pronto per la pubblicazione.
Rivedere questo libro, focalizzare questi punti, mi è stato di grande aiuto nell’elaborazione del mio progetto di lavoro e nella scansione dei tempi da dedicare a ciascuna fase per un lavoro complesso e articolato come quello riguardante la storia di Beccanoce.
Questo blog si apre come diario di una ricerca. In effetti si tratta di una ricerca già iniziata da quasi tre anni, una ricerca per cui mi sono dovuto costruire gli strumenti nel corso di questo periodo, per cui ho già messo in cantiere un bel po’ di lavoro che ora si tratta di concretizzare.
Da molto penso a scrivere la storia di Beccanoce. Ma non ho mai trovato la forza, il coraggio, il tempo. Mi mancava sempre qualcosa o trovavo sempre scuse abbastanza decenti per mettere a tacere la mia coscienza.
Il tempo, però, adesso è scaduto. Nella prima metà del 2008 tenterò di mettere a frutto le interviste e le ricerche sin qui svolte, organizzando un testo organico e provando, nella seconda metà del prossimo anno, a pubblicarlo.
O alto ingegno… qui si parrà la tua nobilitate!





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