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Incuriosito, vado a vedere cosa è rimasto sul sito del Progetto Madeleine, il primo tassello di un percorso che ha portato numerose pubblicazioni, la nascita dell’Associazione Il Giardino degli Elefanti e, oggi, della webradio Radio Elephant.

Le fiabe di mio padre diLuciana Stella Tretter

La sera d’estate si usava scendere con le sedie sul grande marciapiede. Di solito noi bambini si stava seduti sui gradini del portone e mio padre, sereno, importante, con la sua eterna pipa in bocca, raccontava una fiaba. Era un silenzio, un’attesa unica, per tutti direi, non solo per noi bambini, ma anche per le signore del palazzo. Era lungo, poi, arrivare alla sera dopo per sentire il seguito della novella. Mio padre aveva un modo molto particolare per raccontare le sue storie, le intervallava con lunghe pause proprio nei punti dove si stava tutti col fiato sospeso. Ricordo ancora alcune di quelle fiabe: Tignetta, La principessa indemoniata, Ammazzasette. Con quanta ansia seguivo quei meravigliosi personaggi. Questo avveniva nel luglio e nelle sere tiepide di settembre, perché d’agosto andavamo al mare a Marina di Pisa con gli zii Redini e mio cugino Mario.

Dopo anni, trovare ancora una testimonianza di una persona morta da tempo su un sito Internet è comunque una bella sensazione, percependo la misura della conversazione, secondo lo spirito del Progetto Madeleine, in base al quale ogni anziano che muore è una biblioteca che brucia.

Il 20 aprile 2009 scadono le iscrizioni al Corso di perfezionamento organizzato dall’Università di Parma su “Fonti orali e audiovisive per la ricerca storica e sociale“: si tratta di un Corso di perfezionamento da poco approvato, unico post-lauream nelle Università specificamente dedicato al tema.
Obiettivo del Corso è quello di fornire le competenze non solo per gli usi tradizionali della ricerca storica, antropologica e sociologica con le fonti orali, ma anche quelle per gli impieghi nelle attività didattiche, nei servizi sociali, nelle mediazioni interculturali, nelle attività sanitarie, nella ricerca territoriale e ambientale, nella comunicazione interna di amministrazioni, imprese, organizzazioni.
La direzione del corso (assicurata dai proff. Alessandro Bosi e Antonio Parisella) ha sede presso il Dipartimento di studi politici e sociali. Esso è realizzato in fattiva collaborazione con il Centro studi per la stagione dei movimenti di Parma e con l’Istituto nazionale di sociologia rurale (INSOR). Sono stati invitati a partecipare l’Istituto centrale per i beni sonori e audiovisivi di Roma, l’Associazione italiana di storia orale (AISO) e il Laboratorio della memoria di Isola Dovarese (Cr).
Possono accedervi come perfezionandi coloro i quali siano in possesso di diplomi universitari e lauree di durata triennale o superiore del vecchio o del nuovo ordinamento universitario, nonché coloro i quali siano in possesso di diplomi triennali di Accademie, Conservatori e istituti assimilati. Possono inoltre accedere coloro i quali siano in possesso di qualsiasi altro titolo di livello universitario riconosciuto previsto da ordinamenti di altri paesi, europei e non. In difetto di titolo di studio universitario, potrà essere ammesso in qualità di uditore chi è in possesso di un titolo di scuola media superiore o di un’esperienza lavorativa ritenuta equipollente dai coordinatori.
Maggiori informazioni sul sito dell’Università

Il cielo sopra PisaCitando Wim Wenders, utilizzo questo titolo per parlare del prossimo articolo che apparirà sul Fogliaccio, per la rubrica Voci della Memoria.

Questa volta ripesco da un vecchio incontro del Progetto Madeleine, un racconto dell’ex Presidente dell’Auser di Lari, Piero Grassini.

Si tratta di un breve racconto scaturito dalla vista di una carta autobiografica con il CIELO.

È il racconto della visione dalla campagna intorno a Perignano dei bombardamenti di Pisa, il 31 agosto 1943, con le fortezze volanti che sorvolano la città e poi scatenano l’inferno e la distruzione.

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rossano-da-giovaneCome anticipato qualche post fa, è uscito il 27 febbraio 2009 un nuovo numero del fogliaccio con il freschissimo articolo sulla storia di Rossano Papineschi.

Come ormai è nello stile di questi piccoli testi, un frullato di voce narrante e voce del narratore, trascritte insieme a formare un unico racconto, diventato voce della memoria.

In questi giorni ho pensato al modo con cui ho costruito e continuo a costruire questi articoli, a come si assemblano e come diventano testo, scritto e, successivamente, stampato.

Mi piacerebbe, però, lavorare anche sull’audio: nei prossimi tempi proverò a realizzare vocidellamemoria in podcast, potendo scaricare dei file che raccontino le storie delle persone con la mia voce che mette insieme i pezzi e la registrazione delle interviste per riportare l’originale narrazione di chi ha raccontato… Un bella scommessa!

Oggi si è concluso il percorso di tre lezioni su “Dare ordine al disordine“, tenuto da me e dal Professor Nannetti all’Università della Terza Età di Pontedera.

Come preannunciato, il primo incontro ha avuto per oggetto le fonti orali: il modo con cui si costruisce un documento sonoro nella relazione tra narratore e ascoltatore; il secondo la retorica e la narratività musicale: alcuni esempi degli artifici retorici utilizzati, ad esempio nei madrigali, per sottolineare alcuni significati del testo; nel terzo incontro, quello conclusivo, siamo andati “alla ricerca di un sincretismo tra musica e parole“.

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Avrei tante cose da scrivere. E di cui scriverò! Come dei primi due incontri del corso all’Ute con Luigi Nannetti, quello che è iniziato ad emergere intorno al “problema della forma nell’atto creativo”.

rossano-e-dascanio1Però, prima di dedicarmi a riflettere su queste cose maravigliose, voglio dare una piccola anticipazione sul prossimo numero della rubrica Voci della memoria che uscirà con il prossimo Fogliaccio.

È la storia di un piaggista (tradotto: operaio della Piaggio) che racconto due brani della sua esistenza: la partenza per Biella durante il periodo della guerra, quando gli stabilimenti vennero trasferiti per allontanarli dal fronte e continuare la produzione bellica, e la pensione, condivisa con un amico che, tra l’altro, era mio nonno.

Metto una bellissima foto, legata alla milionesima Vespa e con Rossano Papineschi insieme all’Ingegner D’Ascanio.

Che magica invenzione il reader! E io uso quello di Google, giusto perché è tutto lì, tutto integrato, tutto insieme.

Però, come penso capiti a molti, rimango sempre indietro, sempre centinaia di notizie non lette. Ma una mi ha afferrato, mi ha trattenuto, mi ha tirato giù. Una notizia pubblicata da Nove da Firenze che riguarda un’iniziativa curiosa di un sito giapponese.

Il Nioi-bu (Club degli odori) si occupa di raccogliere e catalogare le fragranze e gli odori in giro per il mondo e di collegarli su una mappa di Google per essere localizzabili. Ora, io il giapponese non lo mastico, non ho capito bene il fine e la modalità, però l’idea è grande.

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Athe Gracci nel 1943

Il secondo articolo della rubrica VOCIDELLAMEMORIA su Il Fogliaccio si basa su un frammento dell’intervista realizzata con Athe Gracci, in buona parte confluita nell’introduzione a Cittadina del Mondo.

L’articolo riguarda un racconto del periodo in cui Athe ha vissuto a Biella, durante la guerra civile in Italia, in cui si recava presso l’abitazione di un industriale a Vigliano Biellese e lì si cimentava nel dialogo con gli spiriti, per avere informazioni sul figlio della padrona di casa militare a Tombolo, vicino a Pisa.

Ogni vita, una storia. Invece no. Le storie sono tante, troppe. Alcune vanno nello stesso senso della vita; altre, invece, sembrano schegge impazzite, elementi dissonanti, apparentemente intrusi, in un mosaico complesso e variegato che racconta chi siamo.

Da tanto tempo non scrivo niente sul blog.

Ho avuto un po’ di cose da fare, un po’ di cambiamenti, impegni. All apologies.

Eppure speravo e pensavo che dalla pubblicazione del primo articolo sul Fogliaccio venisse fuori qualche mail, un maggior numero di visite sul blog, qualche commento ai post. Niente. Boh. Penso due cose: o l’articolo non è piaciuto, non ha riscosso interesse, oppure non è stato neanche letto; in alternativa immagino che i lettori interessati non utilizzino strumenti tecnologici per comunicare.

Comunque.

Sono già al lavoro per il prossimo articolo che dovrebbe essere pubblicato per metà novembre sempre nella stessa rubrica, VOCIDELLAMEMORIA.

Magari si tratta solo di avere un po’ di pazienza. Per me è sicuramente un buon modo per non lasciar dormire le interviste nell’archivio, estrarle, farle girare, continuare a diffondere la voce di chi mi ha lasciato in custodia una parte della sua memoria. E se le storie circolano, se le parole viaggiano, le esperienze possono essere comunicate, c’è sempre uno spazio per narrare. Allora c’è sempre speranza.

Alla faccia di Benjamin.

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