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Da quando mi occupo di autobiografia e narrazione, raccogliendo le storie prevalentemente degli anziani, ho utilizzato tre metodologie.

La prima, avente uno scopo prevalentemente sociale e diretto alla promozione dell’incontro tra le persone, è quella della narrazione di gruppo. In questo modo, chiamando le persone a raccontare sulla base di alcuni stimoli (sapori, immagini, altri racconti, ecc.), vengono fuori storie che si rincorrono, che si cercano, che si completano. Il limite maggiore è che i narratori rischiano di essere interrotti dagli altri ed è difficile avere storie “intere” per un’eventuale conservazione, sia audio che attraverso la trascrizione.

La seconda modalità è quella dell’intervista a una persona che, spesso, assume la forma del dialogo e della registrazione di quanto viene raccontato in un flusso continuo da un unico narratore. In questo modo è più semplice registrare e raccogliere il racconto ma sono molto limitate le suggestioni e gli interventi che possono far scaturire ricordi “non previsti” dall’intervistato.

La terza modalità, più complessa e attuabile solo in presenza di alcune persone, è quella di suggerire degli esercizi di scrittura: da una scrittura per “frammenti” a una vera e propria composizione e narrazione di episodi più ampi della propria vita. È il metodo che consente di andare maggiormente in profondità e che coinvolge il narratore in una pratica di cura, come direbbe Duccio Demetrio, di sé.

La prima metodologia l’ho utilizzata nello svolgimento del Progetto Madeleine, la seconda con La rugiada sulle ginestre e la terza in Il potere delle storie e in Proposte e risate.

Non ce n’è una migliore o preferibile, ma tutte e tre sono strade da percorrere in base agli obiettivi che il ricercatore, il conduttore o il semplice ascoltatore si prefiggono.

Dopo aver seguito, come operatore del progetto Leggere per rimanere protagonisti, un intervento di tipo culturale rivolto agli anziani di San Frediano a Settimo, ho proposto all’Amministrazione Comunale di realizzare, sempre con il supporto della Cooperativa Il Delfino, un intervento di comunità sul medesimo quartiere, il Villaggio Santa Maria.

Una panoramica del Villaggio Santa Maria

Una panoramica del Villaggio Santa Maria

Il progetto, proposto fin dall’estate del 2006 ma realizzato nel corso del 2007, l’ho chiamato Macondo, prendendo come spunto il paese descritto da Gabriel Garcìa Màrquez nel suo Cent’anni di solitudine, facendo muovere i numerosi affascinanti personaggi nell’intreccio avvincente tra storie individuali ed evoluzione collettiva della comunità. Cito dall’incipit: “Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito.

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Il Centro "Il Girasole" a San Frediano

Il Centro "Il Girasole" a San Frediano

A gennaio del 2006, su un progetto proposto dalla Cooperativa Il Delfino al Comune di Cascina, ho iniziato a recarmi presso il Centro “Il Girasole”, nel Villaggio Santa Maria di San Frediano a Settimo (PI), per svolgere un progetto di animazione culturale rivolto agli anziani del quartiere.

Il progetto, iniziato nel 2005, non aveva raggiunto gli obiettivi prefissi a causa dell’isolamento del Centro “Il Girasole” rispetto al quartiere e, soprattutto, per il tipo di reti sociali presenti nella zona, sorta in pochissimi anni senza nessun tipo di luogo di aggregazione, senza una costruzione dal basso della cittadinanza. Per questo motivo, nell’anno successivo, mi sono occupato di un progetto di comunità sul quartiere denominato Macondo.

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L’anno successivo alla realizzazione del Progetto Madeleine, nel 2006, ho curato la pubblicazione di un libro realizzato raccogliendo delle interviste a persone residenti nel Comune di Santa Luce, in provincia di Pisa.

Il libro, edito da Tagete Edizioni di Pontedera e prevalentemente distribuito nel Comune di Santa Luce, è il frutto di un’attività di formazione di un gruppo di volontari individuati con il Sindaco, Nadia Lenzini, che ha portato all’incontro con numerosi narratori.

Il libro è diverso da quello del Progetto Madeleine. in cui, sfruttando il progetto del Cesvot, avevo puntato a realizzare degli incontri di narrazione collettiva in cui l’obiettivo principale era la socializzazione degli anziani e la possibilità di creare dei contesti narrativi in cui, oltre a trasmettere storie anche alle giovani generazioni, vi era lo scopo di costruire o cercare di ritessere i legami a livello di comunità locali.

Nel libro realizzato per il Comune di Santa Luce, invece, l’obiettivo era quello di formare un gruppo di volontari per la raccolta di storie e la custodia della memoria del territorio, portando al racconto (registrato e poi trascritto) delle storie di alcuni personaggi presenti nelle frazioni di Pomaia, Pastina, Pieve di Santa Luce e nel capoluogo comunale, appunto, Santa Luce.

Così sono emerse figure interessanti, tutte dense di emozione e di ricordo: il minatore, il fornaio, il fabbro, il carbonaio, il giocatore di calcio, il musicista…

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Ogni anziano che muore è una biblioteca che brucia.

Progetto Madeleine

Così recitava il sottotitolo del progetto e successivamente del libro, citando un proverbio africano di cui l’amico Mohamed Ba mi aveva parlato. Un ponte tra due culture profondamente lontane e diverse, accomunate dalla trasmissione orale dei saperi semplici, essenziali, autentici.

Il progetto è stato finanziato dal Cesvot con il Bando Percorsi di Innovazione del 2003, dopo l’illuminante laboratorio “Festina Lente” condotto da Gianni d’Elia e Salvatore Catalano al convegno Cem a Viterbo “Per un’educazione capace di futuro”.

Con questo progetto, con questa esperienza, iniziata con la progettazione nel 2003, la formazione anche attraverso seminari alla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, l’inizio delle attività a settembre 2004 e la presentazione della pubblicazione a giugno 2005, si è aperta una strada.

Almeno per me.

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Se a qualcuno interessa, ho ripescato quello che avevo scritto nel 2002 sulla nascita del CSA Pinokkio a Perignano. Visto che, a breve, dovremmo avere un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista del Gruppo Abele, Animazione Sociale, qui ci sono informazioni più ampie e dettagliate…

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Il progetto MovimentAzione è stato proposto dall’Associazione Progetto Arcobaleno approvato dal Ce.S.Vo.T. e finanziato con il bando Percorsi di Innovazione 2006 per promuovere un intervento negli istituti superiori di tre città toscane: Firenze, Pisa e Livorno.

Ho seguito il progetto con la Cooperativa Sociale “Il Delfino” di Perignano in qualità di coordinatore per l’area di Pisa, assieme ai due operatori che hanno lavorato promuovendo iniziative e aggregazione presso l’Istituto Professionale di Stato per i Servizi Alberghieri e della Ristorazione “Matteotti” di Pisa.

Il progetto si è concluso con un bel concerto a Livorno, con diversi gruppi locali e quelli venuti da Pisa e Firenze attraverso l’attività degli operatori. BELLO!

Mi rimane qualche perplessità sull’efficacia di attività così estemporanee, a cui non è possibile dare continuità, con operatori che svolgono la loro attività poche ore alla settimana, senza la possibilità di costruire con i ragazzi un vero rapporto e senza il tempo necessario per approfondire una relazione per portare avanti delle iniziative insieme che tocchino i bisogni profondi dei partecipanti…

Riprendendo il vecchio proposito di usare il blog come contenitore dei pensieri attuali ma anche delle attività passate, cercando una sintesi e un senso a quello che voglio fare, inserisco alcune informazioni su un progetto che ho seguito dal 2004 al 2006, proseguendo fino al 2008 il mio impegno in qualità di consigliere della Fondazione Casa di Riposo Belvedere di Lari.

Casa di Riposo di Lari

Casa di Riposo di Lari

Il Progetto “Oltre la siepe del giardino” nasce dall’esigenza riscontrata dall’Amministrazione Comunale di Lari di superare l’isolamento che negli ultimi anni ha colpito la Casa di Riposo Belvedere rispetto al territorio, segnando un’inversione di tendenza rispetto al passato. Con il finanziamento del Piano Sociale della Zona Sociosanitaria Valdera.

Il progetto ha realizzato un intervento sociale teso a
promuovere attività di animazione per gli ospiti, coinvolgere le associazioni del territorio nelle attività e promuovere un percorso di scambio tra le scuole e la casa di riposo.

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Martedì 3 giugno alla Casa della Cultura di Cascina (PI), con l’Assessore alle Politiche Giovanili Paolo Cipolli e Valentina Filidei della Tagete Edizioni di Pontedera, abbiamo presentato il volume “Proposte e risate”, frutto del progetto che ho seguito come tutor, per conto della Cooperativa Sociale “Il Delfino”.

Il libro contiene il racconto dell’esperienza degli alunni delle scuole del Comune di Cascina, in Provincia di Pisa, come membri del Consiglio Comunale dei Ragazzi, dalla presentazione delle candidature per gli Istituti Comprensivi “Paolo Borsellino” di Navacchio, “Fabrizio De André” di San Frediano a Settimo e “Giovanni Falcone” di Cascina, attraverso i due anni di attività in qualità di consiglieri, dal dicembre 2006 al giugno 2008.

Si tratta di un’esperienza importante che ha fatto avvicinare per la prima volta i ragazzi al mondo della politica, provando a misurarsi con il funzionamento e i problemi di un Ente Locale, con alcune esperienze positive e qualche piccola delusione.
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Città sostenibiliIl primo progetto a cui mi sono dedicato, immediatamente dopo l’estate in cui mi sono laureato, è stato quello di affiancare le vincitrici del bando indetto dalla Provincia di Pisa per le “Città amiche dei bambini” (richiamandosi ai principi introdotti dalla Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo del 1989, recepita dall’Italia con L. 176/1991, e dalla L. 285/1997) nella realizzazione di un laboratorio di progettazione partecipata. Parallelamente a questo impegno, avevo iniziato i miei contatti con l’Istituto degli Innocenti di Firenze, che aveva curato per conto del Ministero dell’Ambiente il premio nazionale “Le città sostenibili delle bambine e dei bambini“; per la realizzazione del progetto è stato molto utile, infatti, il convegno del 16 ottobre 2003 a Firenze “Quando i bambini trasformano la città. Innovazioni e partecipazione nelle politiche urbane per la città sostenibile“.

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