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Io ciò* provato… Cioé, con il blog, con la scrittura online, col mettere in comunicazione i propri pensieri, le proprie ricerche, i propri interessi. Ma è più forte di me.

Anche se il blog consente di collegare testi, immagini, musiche, video, colori e quant’altro, tuttavia, ho bisogno di graffiare con la penna sulla carta, di scarabocchiare, di usare matite e pennarelli, di riempire le pagine e sentire che cambiano non solo nel colore ma anche nella consistenza, che l’inchiostro le fa increspare, le fa diventare come una carta geografica in rilievo, con montagne e depressioni…

Penso che, comunque, al massimo mi potrò abituare a fare un viaggio parallelo, tra carta e monitor, cercando di essere un ponte tra la tastiera e la penna. O almeno spero.

Intanto continuo a riempire il mio Moleskine

* influenzato dalla trascrizione delle interviste in dialetto pisano, uso la forma proposta da Guido Guidi nella sua Grammatica storica del vernacolo pisano, dato che la forma “ci ho” non rende, “c’ho” è proprio un errore… Quindi! Dice il buon Guidi: “Quando si ha c+i (quindi c palatale) + altra vocale, la i non viene fatta sentire molto distintamente e anche in questo primeggiano i toscani: ciabatta, ciuco. Ma più tipico è ci andai, dove la i quasi scompare ed è detta quel tanto che basta a rendere palatale la c.” (p.63)

Come sarò filologico!?!?!?!

Martedì 3 giugno alla Casa della Cultura di Cascina (PI), con l’Assessore alle Politiche Giovanili Paolo Cipolli e Valentina Filidei della Tagete Edizioni di Pontedera, abbiamo presentato il volume “Proposte e risate”, frutto del progetto che ho seguito come tutor, per conto della Cooperativa Sociale “Il Delfino”.

Il libro contiene il racconto dell’esperienza degli alunni delle scuole del Comune di Cascina, in Provincia di Pisa, come membri del Consiglio Comunale dei Ragazzi, dalla presentazione delle candidature per gli Istituti Comprensivi “Paolo Borsellino” di Navacchio, “Fabrizio De André” di San Frediano a Settimo e “Giovanni Falcone” di Cascina, attraverso i due anni di attività in qualità di consiglieri, dal dicembre 2006 al giugno 2008.

Si tratta di un’esperienza importante che ha fatto avvicinare per la prima volta i ragazzi al mondo della politica, provando a misurarsi con il funzionamento e i problemi di un Ente Locale, con alcune esperienze positive e qualche piccola delusione.
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Leggendo la newsletter del Centro Maderna, mi imbatto in un’interessante segnalazione riguardante un progetto dell’Auser denominato “Scrivo quindi sono”.

“Far diventare gli anziani cronisti della propria vita. E’ questo il senso del nuovo progetto promosso dall’Auser Nazionale ‘Scrivo quindi sono’ che ha ottenuto il finanziamento dal Ministero della Solidarietà Sociale e che si è avviato ufficialmente in questi giorni.”

La prima presentazione di questo progetto si terrà a Viareggio il 18 aprile prossimo, alle ore 16,30 presso la sala del Mercato dei Fiori in via Aurelia Nord.

Soffermandosi e rallentando il modo in cui può nascere un testo, mi viene da pensare a una soffitta ingombra di oggetti, riposti in vari momenti, di vario genere, semplicemente accumulati per averli acquistati, ricevuti in dono o, più casualmente, raccolti da qualche parte.

Mi siedo di fronte a tutti questi oggetti, vedendone alcuni e altri, impolverati, se ne stanno nascosti dietro a un brutto quadro, in un angolo non illuminato, in un baule chiuso.

Così inizio a sporcarmi le mani, provo a farmi largo nella stanzetta ingombra, le dita diventano nere e incomincio a sudare nonostante che faccia freddo, visto che non c’è riscaldamento e l’unica finestrella non è certo ermetica. Eppure mi scaldo, faccio fatica, ma sono tutto preso dall’idea di mettere ordine tra quegli oggetti.

Nella stessa maniera nasce un testo che racconta una storia, nello stesso modo devo farmi largo tra i ricordi, i pensieri, le idee e le sensazioni, andando a ripescarli, scovando con fatica proprio quell’oggetto che avevo messo da parte, quello che sono sicuro di aver acquistato, quella cosa particolare che sembrava non servisse più ma che non mi ero sentito di gettare.

E così nasce qualcosa di nuovo, semplicemente un percorso che la mente dà alle cose, tra gli infiniti possibili, scegliendo. Determinandosi a raccontare quell’esperienza, quella certa situazione, quell’avvenimento, in un modo e non in un altro.

E il senso di perdita può prendere il sopravvento. Ma l’altra faccia della medaglia è rappresentata dalla creazione di qualcosa di più dell’accumulo informe di oggetti polverosi.

Su un treno che va da Pontedera a Firenze, inizia la mia avventura con questo Asus Eee PC.

La prima sensazione, che avevo avuto anche domenica quando me lo sono trovato di fronte per la prima volta da Mediaworld, è che la tastiera sia decisamente mini e, mentre inizio a digitarci, mi accorgo che devo ancora familiarizzarci. Tuttavia, con 300 Euro mi trovo in mano un gingillino con tutto quello che serve per navigare, leggere la posta, scrivere testi con una discreta autonomia e un peso al di sotto del chilogrammo. E’ quello che ci vuole.

Insomma, tutto sommato e tutto compreso, sono proprio contento di questo acquisto. Spero che possa efficacemente sostituire i vecchi Moleskine, per quanto mi riesca difficile immaginare di poter rinunciare al piacere di scrivere con la penna, di solcare le pagine di carta, di vedere la mia calligrafia zigzagare tra i fogli in mezzo al blu, al nero e alle matite colorate.

Nell’impostare il lavoro di ricerca, ho ripescato tra i miei vecchi libri “Come si scrive” di Maria Teresa Serafini, edito da Bompiani. E’ un libro che ho acquistato in seconda liceo su consiglio del professore di italiano, Francesco Biasci.

Il libro si propone di fornire gli strumenti adatti a chi voglia o debba dedicarsi alla scrittura, soffermandosi prima di tutto sugli aspetti organizzativi di uno scritto. Infatti, individua tre fasi del lavoro:

  1. la Pre-scrittura
  2. la Scrittura
  3. la Post-scrittura

In effetti, per ogni lavoro (che sia un tema o un libro) occorre una fase preliminare di raccolta delle informazioni, ricerca e approfondimento. Solo terminata questa fase è possibile passare alla scrittura vera e propria, avendo una scaletta o un indice da seguire; in questo momento subentra la capacità di esprimere che può essere guidata e sviluppata attraverso l’attenzione alla costruzione del periodo e del paragrafo. La terza ed ultima fase, infine, è rappresentata dalla revisione e redazione finale del testo, così come emerso dalla scrittura ma non ancora pronto per la pubblicazione.

Rivedere questo libro, focalizzare questi punti, mi è stato di grande aiuto nell’elaborazione del mio progetto di lavoro e nella scansione dei tempi da dedicare a ciascuna fase per un lavoro complesso e articolato come quello riguardante la storia di Beccanoce.

Ho pensato per un po’ a quale musica avrei voluto che mi accompagnasse durante questo viaggio, per cui mi sto ancora preparando mentre già assaporo il profumo delle sale di attesa, l’eccitazione per la partenza, il brivido del distacco dal binario, il decollo.

Ho pensato alla musica classica, prima di tutto. Composizioni che potessero agevolare il fluire delle parole attraverso le dita senza far incagliare parole e significati nel momento di creazione.

Ho pensato al jazz o al blues, a canzoni in lingua straniera, per concentrarmi solo sull’effetto della musica.

Ma poi ho pensato che, come per ogni viaggio, più che compagni tranquilli o poco invadenti, avevo bisogno di una musica su cui poter contare, che non mi facesse brutte sorprese, che non mi travolgesse o distogliesse da qualche pensiero importante, in un passaggio difficile, per tirarmi fuori da un nodo difficile da sciogliere.

Benché avessi già molti CD, mi è venuto incontro di nuovo l’Avvocato di Asti dagli scaffali di un negozio, con un frac e i capelli di parecchi anni fa. WONDERFUL!

Così ho scelto, sarò in viaggio sulla Topolino amaranto di Paolo Conte per scrivere questo libro, accompagnato da tutti i suoi personaggi così veri e leggeri allo stesso tempo, a far trottare questa sporca vita