I bambini progettano la città

Città sostenibiliIl primo progetto a cui mi sono dedicato, immediatamente dopo l’estate in cui mi sono laureato, è stato quello di affiancare le vincitrici del bando indetto dalla Provincia di Pisa per le “Città amiche dei bambini” (richiamandosi ai principi introdotti dalla Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo del 1989, recepita dall’Italia con L. 176/1991, e dalla L. 285/1997) nella realizzazione di un laboratorio di progettazione partecipata. Parallelamente a questo impegno, avevo iniziato i miei contatti con l’Istituto degli Innocenti di Firenze, che aveva curato per conto del Ministero dell’Ambiente il premio nazionale “Le città sostenibili delle bambine e dei bambini“; per la realizzazione del progetto è stato molto utile, infatti, il convegno del 16 ottobre 2003 a Firenze “Quando i bambini trasformano la città. Innovazioni e partecipazione nelle politiche urbane per la città sostenibile“.

Il progetto si è svolto tra l’ottobre del 2003 e il maggio del 2004, con una fase preliminare di ricognizione e analisi e una fase successiva di attivazione del laboratorio rivolto ai ragazzi (condotto da un’educatrice assieme alle due architette). Il tutto ha portato all’elaborazione di un progetto successivamente realizzato, anche se solo parzialmente, per la creazione di un parco giochi rivolto ai ragazzi.Mi sono occupato della parte di preparazione attraverso la redazione dei profili di comunità (su consiglio del dottor Salvatore Tummino, prendendo spunto dal progetto “Integra” realizzato a Pietrasanta sul quartiere Africa-Macelli) del paese di Casciana Alta, nel Comune di Lari. Oltre ad individuare i vari”profili” (demografico, occupazionale, dei servizi, istituzionale e psicosociale, anche attraverso l’accesso ai siti online, con scoperte insospettate!), ho curato la fase di contatto con gli attori sociali e la costruzione di una rete che sostenesse, all’interno della comunità, l’attivazione del laboratorio con i bambini.

Non ho ricordi molto positivi di questa esperienza; forse per il periodo che stavo attraversando, per il bisogno di affermazione che sentivo, per le persone con cui mi sono trovato a collaborare… per tutte queste cose e anche per altre. Ma, soprattutto, mi dispiace di non essere riuscito a gestire bene il lavoro di squadra, a non aver trovato il modo per trovare uno sbocco costruttivo per i conflitti che erano sorti soprattutto con le due architette.Rimane, comunque, una bella esperienza, con cui mi sono misurato imparando cose nuove.

Nonostante alcuni problemi, infine, quello che più conta è che oggi ci sia un’area verde proprio in mezzo a Casciana Alta frutto del lavoro dei bambini che hanno potuto partecipare al laboratorio di progettazione partecipata, esprimendo le loro idee e lasciando “un’impronta che domani sarà guida” (come recitava lo slogan del laboratorio).

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