La nascita di Pinokkio: l’informagiovani

Se a qualcuno interessa, ho ripescato quello che avevo scritto nel 2002 sulla nascita del CSA Pinokkio a Perignano. Visto che, a breve, dovremmo avere un articolo pubblicato sulla prestigiosa rivista del Gruppo Abele, Animazione Sociale, qui ci sono informazioni più ampie e dettagliate…

Tutto inizia con l’apertura dell’Informagiovani a Perignano.
La ASL della Valdera aveva avviato un progetto di apertura di sportelli informagiovani in tutta la zona di sua competenza attraverso intese con i comuni e la gestione, tramite la cooperativa Agape, del personale. Nel Comune di Lari, la Cooperativa Il Delfino, presieduta da don Armando Zappolini, aveva proposto all’Amministrazione un “progetto integrato di informagiovani” denominato “liberaMente” che si affiancava, almeno nelle linee progettuali, al servizio svolto dalla ASL (principalmente diretto a fornire notizie e servizi di stampo classico su servizio civile e militare, offerte di lavoro, scuola e vacanze) finalizzando la sua attività alla promozione di attività ricreative e culturali che fungessero da motore di aggregazione per i giovani del comune.
Lo sportello doveva aprire i battenti nei primi mesi del 2000 ma per vari problemi non era stato possibile iniziare l’attività che per la fine di novembre. Essendo sempre stato attivo sia nell’ambito parrocchiale (soprattutto negli ultimi due anni facendo il “custode” dell’oratorio, durante l’estate) e in generale essendo in contatto con le realtà giovanili perignanesi, forse anche godendo di una qualche stima, venni contattato da don Armando che intendeva propormi di lavorare a questo progetto, svolgendo attività di ufficio e di promozione in via Fratelli Cervi n°6 a Perignano.
La prima vera e propria riunione sullo svolgimento concreto e sul funzionamento dell’Informagiovani c’è stata il 15 novembre 2000, con don Armando e Serena Donati, la ragazza che avrebbe condiviso con me la gestione dell’ufficio, in quanto operatrice della ASL.
L’orario della mia collega era già fissato da tempo e prestabilito dal coordinamento degli informagiovani (martedì 9-11, mercoledì 17-19, giovedì 11-13, venerdì 15-18), mentre il mio doveva essere ancora elaborato anche per venire incontro alle esigenze dei ragazzi del paese.
Insieme a don Armando e cercando di far incastrare le mie esigenze di studente e quelle dei ragazzi in età da scuole medie, superiori e inferiori, stabilimmo: martedì dalle 16 alle 18, giovedì dalle 21 alle 23, venerdì dalle 17 alle 19 e il sabato dalle 14 alle 18, completando così le dieci ore settimanali previste dal progetto. Da notare l’ora di compresenza tra i due operatori, il venerdì dalle 17 alle 19, per cercare di coordinare l’attività e confrontarsi sui progetti da svolgere.
In quei giorni mi dedicai a preparare tutti i documenti necessari per il mio inserimento in qualità di socio-lavoratore nella Coop. Il Delfino per la misera cifra di 10.929,09 lire all’ora. Ricevetti le chiavi e comunicai in comune i miei dati per stilare la convenzione. Gli adempimenti burocratici, erano terminati: assunto regolarmente e pronto ad entrare in servizio. Mancava l’ufficialità.
L’inaugurazione dell’Informagiovani venne celebrata, alla presenza del sindaco e dell’assessore alle politiche sociali, dei responsabili della ASL, degli inviati di TeleGranducato e di qualche decina di curiosi, domenica 19 novembre, alla quale presi parte con la testa a Livorno per il derby del pomeriggio. Ma questa è un’altra storia.
Il lunedì successivo con tre buoni motivi per essere di cattivo umore, mi incontrai con Serena per fare un primo sopralluogo in quei locali che sarebbere diventati familiari nei mesi a venire, per vedere come era stato sistemato il materiale informativo, per stabilire una iniziale linea di condotta.
L’ufficio si presentava ampio e spazioso, suddiviso in due locali: il primo, come saletta di attesa all’entrata, piccolo; il secondo, più ampio, fatto a sette con la scrivania con computer e telefono-fax, degli scaffali e dei banconi con depliants e materiale di ogni genere; nell’angolo un piccolo bagno. Il tutto un po’ raffreddato da una apatica luce al neon che rischiarava le stanze affacciate sulla strada con due vetrate a parete.

Tutti i preparativi erano terminati, il giorno successivo sarebbe iniziata l’avventura. Come sempre, di ogni avventura, di ogni episodio di vita, si ricorda bene l’inizio, il primo approccio e poi, chissà perché, sfuggono tutti i giorni seguenti, i ricordi da nitidi si fanno labili e scivolano accavvallati l’uno sull’altro nella quotidianità spesso uguale e qualche volta monotona. Non riesco, infatti, a ricordare, giorno per giorno cosa accadde, chi venne a chiedere i miei servigi, ma ho solo un ricordo di massima, generalizzato. E il ricordo che riaffiora nella mia mente è quello di un mese e mezzo di noia, di niente e di scarsissime visite nei miei orari di ufficio. Mentre per Serena, qualche utente c’era (anche a causa della pubblicizzazione a metà dell’orario di apertura), per me regnava la desolazione. Di lì a poco, in alcuni momenti, l’avrei anche invidiata. Ma non conta.

Il movimento maggiore si sarebbe sviluppato intorno alla fine dell’anno, quando qualche gruppetto di sedicenni e dintorni, si avventurarono, chissà per quale ragione, in quell’antro misterioso per chiedere aiuto nella ricerca di un fondo o qualcosa di simile per organizzare la festa di capodanno.
Mi prodigai, cercai tutte le strade possibili, battendo tutte le piste a mia disposizione, ma non riuscii a procurare una sistemazione adeguata. Nel giro di qualche giorno sparirono e io rimasi di nuovo abbandonato alle mie stanze silenziose, cercando di svagarmi con il computer, facendo qualche ricerca sul servizio militare e provando a impiegare il tempo che forzatamente dovevo trascorrere in solitudine, provando a studiare un po’.

Comunque quell’accenno di interesse che per qualche giorno aveva portato i ragazzi, abituali frequentatori del circolo ARCI (e non solo) a Perignano, all’Informagiovani non doveva morire lì, ma era destinato a seguire in un’avventura ben più avvincente e lunga.
Infatti, con il duemilauno, le visite si intensificarono e almeno dieci ragazzi prendevano sistematicamente possesso dei locali piccoli per l’esuberanza giovanile e troppo ordinati per la loro voglia di far confusione, incatenandosi al computer, navigando su internet alla ricerca di informazioni, suonerie di cellulari, bellezze non troppo vestite e, soprattutto, incollati alle chat line, alla ricerca del brivido di una diversa conoscenza degli altri, sperimentando i rapporti interpersonali al tempo del world wide web.

La maggior parte di quei ragazzi li conoscevo bene, per aver frequentato l’Oratorio nelle due estati passati, comunque per essere ragazzi del paese e di molti conoscevo anche la famiglia o magari qualche fratello più grande. Altri li avevo solo visti di sfuggita, oppure ne conoscevo a mala pena il nome. Di alcuni, poi, non sapevo nemmeno come si chiamassero e la faccia era per me completamente nuova, perché magari non erano di Perignano oppure perché erano troppo lontani da me per età. Cominciavamo a conoscerci un po’ ma continuavano a vedere in me il gestore dello sportello da far impazzire, spostando i depliants, combinando guai con il computer, facendo rumore assordante e toccando ogni cosa che si trovava sul tavolo. Ricordo che il responsabile del CED del Comune di Lari, quando venne nell’ufficio per un problema al computer, pur essendo rimasto per una mezz’ora lì, chiese a me e a Serena come facevamo a stare in tutta quella confusione e che per lui quello doveva essere un ufficio e non un centro di aggregazione.

Infatti, contemporaneamente cresceva in una parte di loro anche la voglia di qualcosa di diverso, mossa soprattutto dal trattamento ricevuto da alcuni adulti un po’ ciechi e scarsamente disponibili ad ascoltare le esigenze reali dei ragazzi, di alcuni ragazzi che in un paese come Perignano non possono trovare altro che noia e ristrettezza di vedute, scarse opportunità, zero luoghi di incontro veri, nessun posto dove poter crescere serenamente, imparare, migliorare.

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