Cosa rimarrà del digitale?

Trovo questo articolo sfogliando i soliti feed: Una manciata di suoni e voci dal 1880.

Incredibile pensare di poter ascoltare suoni catturati quasi 150 anni fa, conservati in una materia che ancora è capace (mediante apposito lettore) di riprodurli. Eppure non mi meraviglia poi tanto leggere le iscrizioni romane di duemila anni fa o il codice di Hammurabi.

Per il suono, però, è diverso.

In fondo, l’esperienza sonora a distanza è arrivata molto più tardi: fino all’invenzione del disco, per ascoltare la voce di una persona non presente o l’esecuzione di un brano musicale, occorreva essere presenti nello stesso luogo, assistere alla prima in un teatro, per esempio.

Dalla fine dell’Ottocento, in maniera esponenziale, sempre più persone hanno potuto ascoltare cose registrate in luoghi e tempi diversi (anteriori) da quelli della riproduzione.

In conclusione, mi nasce spontanea una domanda: dove finiranno tutti i nostri bit e byte, che fine faranno le nostre foto, i nostri video e le nostre registrazioni audio?

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