Il nido del cuculo

Cuculo010.jpg_20078810450_Cuculo010A qualcuno, appassionato di botanica, sarebbe venuta in mente l’edera. L’ellera che si abbarbica sulla corteccia degli alberi, succhiandone la linfa per mantenersi in vita, per evitare di marcire in terra.

Come ogni parassita, non uccide la sua preda ma la mantiene in vita per continuare a cibarsene.

A me no. Io preferisco gli esseri a sangue caldo. Sarà per i lunghi pomeriggi trascorsi con nonno che addomesticava storni e civette, non lo so. Sarà che gli uccelli volano e possono sempre guadagnarsi uno spazio di effimera libertà.

Non lo so spiegare fino in fondo, ma è così.

Il cuculo depone le uova nel nido altrui. Non è un semplice predatore, non è un’aquila o un falco che ghermiscono la propria preda, che tenta di difendersi scappando dai loro artigli. SI tratta di un essere subdolo che si insinua nel giaciglio di altri uccelli, lasciando alle proprie creature il compito di distruggere e depredare, di nutrirsi di quello che altri con sacrificio hanno costruito.

Così è il cuculo. O, come dicono a Ponsacco, il coùlo appellativo riferito a persona non del tutto stronza, un po’ tonta, ma sicuramente subdola.

Il nido del cuculo, al di là del remake fortunato di Ruffini & co., è il titolo del grandioso film con Jack Nicholson che allude alla pazzia. Il nido del cuculo non esiste, è un nonluogo, perché il nido del cuculo è in ogni nido e nessun nido.

Si trova dove c’è un parassita che non essendo capace di costruire per sé, lascia l’arduo compito ad altri.

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