Elogio di Patti Scialfa

Patti Scialfa

Su un altro treno. Per citare Guccio, né un Orient Express né un treno della prateria o una locomotiva.  Per citare il Boss, non è un treno che porta in una terra di speranze e sogni. Non è neanche il treno speciale che ti porta a una finale per vincere il campionato.
Solo un banale treno di pendolari verso Firenze.
Così ascolto un po’ di musica nelle cuffie e mi passa The Promised Land, la canzone con cui il Boss apriva i concerti nel 2009, con lo sfondo del deserto.
Ancora credi nella Terra Promessa?
Strano Boss, a sessant’anni pensi sempre alla Terra Promessa,  ancora imbevuto del mito americano?
È lui stesso che lo dice:

signore, sono un uomo, non un ragazzo.

È per questo che è ancora più forte, per questo motivo continuare a credere che sia possibile è qualcosa di più che una speranza, è una forma di fiducia che ti può portare lontano.
E allora guardo il video del live di Barcellona 2003 e vedo Patti Scialfa che suona la chitarra e muove a tempo la testa. E sento che lei ha capito, che non è stato facile, che ha scelto. E con lui ha condiviso, anche nell’ombra, lasciandolo andare anche nelle sue fughe ma riuscendo a dargli quello che serviva perché non si spengesse, perché continuasse a dare e darsi.
Grazie Patti per questi 30 anni di Boss.

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