Mario Marianelli alla Piaggio

Mario Marianelli da giovane con gli amici

Lascio un attimo il fu Pontedera per piazzarvi all’interno un lieve soffio di aria fresca del mondo.
Dal gennaio 1947 – sono piaggista a tutti gli effetti. Ho appena compiuto quindici anni e ho superato i novanta giorni di prova fiducia come apprendista.
Da Beppino, il bar in angolo con via Roma e via Rinaldo Piaggio facevo due fermate al giorno all’entrata e all’uscita dal turno di lavoro e a qualsiasi ora del giorno e della notte e ci stava che l’uscita avveniva
alle 01.45 della notte quando dovevamo fare due ore di straordinario.
Con gli anni queste soste assunsero un carattere continuativo e si svilupparono in meglio.
Nella settimana del turno di sera il venerdì alle 23,30 al bar ci facevo le ore piccole con grandi mangiate, stornellate e parecchi “bagni di becco”.
Il Ciardi veniva avvertito e già lo strumento, la chitarra stava dietro il suo bancone.
Non essendoci più la tessera ma la fame ancora non era stata debellata dovevamo rimpinguare i nostri giovani fisici. Non c’era da aggiungere altro!
Erano “ribottette” è vero ma molto significative.
I tanti stornellatori del Branco facevano a gara ad inventarne di tutti i colori e le serenate fioccavano e sempre più commoventi e dopo qualche bicchiere di troppo in alcuni potevano spuntare veri “lucciconi” agli occhi.

Tratto da: Dalla spalletta dell’Arno si racconta, Tagete Edizioni 2021

Bentornato guerriero!!!

Gennaro-Gattuso.jpgMi aveva dato fastidio che, subito dopo aver ricevuto il premio per il “Guerriero Pisano“, Gennaro Gattuso avesse lasciato l’incarico di allenatore del Pisa proprio nel bel mezzo della preparazione, con la squadra da ultimare e l’aspettativa della tifoseria per la serie B riconquistata.

Nel momento in cui la nave doveva essere condotta verso il nuovo campionato, l’artefice della promozione, il riferimento per giocatori e tifosi, lasciava il timone.

Ci siamo rimasti tutti male, anche se potevamo capirlo, comprenderlo e perfino giustificarlo. Ma alla fine, apparentemente, ci lasciava nelle mani di una società il cui presidente si trovava agli arresti domiciliari, attorniato da personaggi sempre meno competenti per la gestione di una società di calcio, senza alcun progetto per affrontare seriamente l’imminente campionato.

Così il Pisa e Pisa hanno vissuto un mese incredibile, con 6-7 amministratori, senza allenatore, con giocatori che hanno abbandonato la squadra, senza poter disputare un’amichevole internazionale e nemmeno le minime cose che avrebbe anche una società di terza categoria. Ma la tifoseria ha respinto altri allenatori, ha chiesto un cambio di proprietà e, dialogando con le istituzioni (grazie Sindaco!), ha raggiunto l’obiettivo.

Oggi Rino torna a casa, di fronte al pubblico che si è conquistato, nella città che lo ha adottato, a dirigere i suoi giocatori che hanno tenuto duro pur di poter vivere un’altra stagione insieme a lui, senza alcuna certezza del risultato sul campo. Solo per la maglia. E per il mister.

Ci sarebbero cose ben più serie di cui occuparsi, dicono da destra e da sinistra. La corruzione, gli stipendi ai parlamentari, la mafia, il terremoto, la perdita di posti di lavoro, la fertilità, l’isis … l’elenco sarebbe infinito.

Ma non venitemi a dire che è solo un gioco.

Allo stadio

C’è stato un periodo in cui andavo allo stadio con mio nonno, quasi tutte le domeniche che il Pisa giocava in casa.

Adesso mio nonno non c’è più.

Nel frattempo è scomparso anche il Pisa Calcio, sorto dalle ceneri dello Sporting Club, per lasciare il passo a una nuova società che riportasse i colori nerazzurri nel calcio che conta.

Ora siamo di nuovo nelle prime posizioni, a sognare la B.

Bello.