Sabbia tra le dita

20150702_192906Mi piacerebbe poter dire di averti persa.

Sarei felice di strapparmi i capelli, digiunare, piangere giornate intere, smettere di dormire, chiudermi in casa e non voler più vedere nessuno.

Perché ti avrei persa. Dopo averti avuta.

Perché un fato ingiusto e traditore mi avrebbe strappato la cosa che più amavo, perché Dio – ingannatore – mi avrebbe tolto l’unico senso per cui valeva la pena vivere.

Perché nonostante che il nostro amore fosse più forte di ogni cosa, un influsso malvagio e invidioso avrebbe fatto di tutto per allontanarci.

Però, purtroppo, non è così.

Non c’è in fondo al tuo cuore una parte che sarà sempre e solo mia, perché mi hai lasciato entrare, perché nonostante che i nostri corpi e la nostra vita oggi siano distanti, per sempre saremo uniti.

Non è così.

Il tuo amore è una pioggia d’agosto: ha bagnato la strada accompagnato da tuoni rombanti ma, appena tornato il sole, ha lasciato solo un leggero vapore.

Il tuo amore è fatto di rassegnazione, di rinuncia, di non è colpa mia.

Perché non sai amare, se non colui che non tornerà più.

Da una cabina telefonica

Da una cabina telefonicaProfumo di primavera nell’aria.

E il ricordo di una cabina in una piazza deserta di un paesino di provincia.

Monetine quando la Lira aveva ancora corso legale, infilate una dopo l’altra per un’interurbana.

E tu, dall’altro capo della cornetta, in un’altra provincia, facendo piano perché i tuoi non sentissero, senza poterti richiamare per non far sentire lo squillo.

Un tempo lontano, quando non c’erano i cellulari, whatsapp e tutto il resto.

Ma ci sentivamo lo stesso, forse anche di più.

Almeno per me.