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Vanda Maria Bambini nel 1934

Vanda Maria Bambini nel 1934

Dopo un lungo periodo di astensione, di lontananza dal blog per una serie di ottimi motivi, torno a queste pagine, a questa scrittura e a questo aggiornamento. E lo faccio in un giorno freddo ma soleggiato, in una bella giornata invernale.

Il ritorno coincide anche con la nuova interfaccia di WordPress con cui devo ancora familiarizzare ma mi sembra molto più fornita e ricca di menu, opzioni, funzioni, ecc.

In questo mese di dicembre uscirà il terzo articolo per la rubrica Voci della memoria su Il Fogliaccio, dal titolo “Dalla morte all’amore“. In questo articolo riporto un frammento dell’intervista realizzata con Vanda Maria Bambini a Lari, in cui racconta un tragico episodio in cui, sul finire degli anni ’30 del secolo scorso, perse la vita il suo giovane fratello e, in conseguenza di questo lutto, venne mandata a Lari per “svagarsi”, dove incontrò il suo futuro marito.

Ancora una volta ho cercato di mischiare il racconto raccolto e trascritto ai miei interventi di sutura narrativa, cercando allo stesso tempo di raccontare una storia e riflettere sul senso dell’autobiografia e sul significato che viene attribuito, attraverso la narrazione, alla propria esistenza.

Lavorare con le storie

Da quando mi occupo di autobiografia e narrazione, raccogliendo le storie prevalentemente degli anziani, ho utilizzato tre metodologie.

La prima, avente uno scopo prevalentemente sociale e diretto alla promozione dell’incontro tra le persone, è quella della narrazione di gruppo. In questo modo, chiamando le persone a raccontare sulla base di alcuni stimoli (sapori, immagini, altri racconti, ecc.), vengono fuori storie che si rincorrono, che si cercano, che si completano. Il limite maggiore è che i narratori rischiano di essere interrotti dagli altri ed è difficile avere storie “intere” per un’eventuale conservazione, sia audio che attraverso la trascrizione.

La seconda modalità è quella dell’intervista a una persona che, spesso, assume la forma del dialogo e della registrazione di quanto viene raccontato in un flusso continuo da un unico narratore. In questo modo è più semplice registrare e raccogliere il racconto ma sono molto limitate le suggestioni e gli interventi che possono far scaturire ricordi “non previsti” dall’intervistato.

La terza modalità, più complessa e attuabile solo in presenza di alcune persone, è quella di suggerire degli esercizi di scrittura: da una scrittura per “frammenti” a una vera e propria composizione e narrazione di episodi più ampi della propria vita. È il metodo che consente di andare maggiormente in profondità e che coinvolge il narratore in una pratica di cura, come direbbe Duccio Demetrio, di sé.

La prima metodologia l’ho utilizzata nello svolgimento del Progetto Madeleine, la seconda con La rugiada sulle ginestre e la terza in Il potere delle storie e in Proposte e risate.

Non ce n’è una migliore o preferibile, ma tutte e tre sono strade da percorrere in base agli obiettivi che il ricercatore, il conduttore o il semplice ascoltatore si prefiggono.

Vent’anni di vita

L’Università della Terza Età di Pontedera, con sede in Via Stazione Vecchia n° 12, ha compiuto i suoi primi vent’anni di vita nel 2007.

Per celebrare l’importante anniversario ha deciso di realizzare una pubblicazione che, come quella per i primi dieci anni, raccontasse la storia di questo percorso e servisse da promozione per le numerose attività che vengono svolte ogni settimana.

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Il potere delle storie

Il Centro "Il Girasole" a San Frediano

Il Centro "Il Girasole" a San Frediano

A gennaio del 2006, su un progetto proposto dalla Cooperativa Il Delfino al Comune di Cascina, ho iniziato a recarmi presso il Centro “Il Girasole”, nel Villaggio Santa Maria di San Frediano a Settimo (PI), per svolgere un progetto di animazione culturale rivolto agli anziani del quartiere.

Il progetto, iniziato nel 2005, non aveva raggiunto gli obiettivi prefissi a causa dell’isolamento del Centro “Il Girasole” rispetto al quartiere e, soprattutto, per il tipo di reti sociali presenti nella zona, sorta in pochissimi anni senza nessun tipo di luogo di aggregazione, senza una costruzione dal basso della cittadinanza. Per questo motivo, nell’anno successivo, mi sono occupato di un progetto di comunità sul quartiere denominato Macondo.

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La rugiada sulle ginestre

L’anno successivo alla realizzazione del Progetto Madeleine, nel 2006, ho curato la pubblicazione di un libro realizzato raccogliendo delle interviste a persone residenti nel Comune di Santa Luce, in provincia di Pisa.

Il libro, edito da Tagete Edizioni di Pontedera e prevalentemente distribuito nel Comune di Santa Luce, è il frutto di un’attività di formazione di un gruppo di volontari individuati con il Sindaco, Nadia Lenzini, che ha portato all’incontro con numerosi narratori.

Il libro è diverso da quello del Progetto Madeleine. in cui, sfruttando il progetto del Cesvot, avevo puntato a realizzare degli incontri di narrazione collettiva in cui l’obiettivo principale era la socializzazione degli anziani e la possibilità di creare dei contesti narrativi in cui, oltre a trasmettere storie anche alle giovani generazioni, vi era lo scopo di costruire o cercare di ritessere i legami a livello di comunità locali.

Nel libro realizzato per il Comune di Santa Luce, invece, l’obiettivo era quello di formare un gruppo di volontari per la raccolta di storie e la custodia della memoria del territorio, portando al racconto (registrato e poi trascritto) delle storie di alcuni personaggi presenti nelle frazioni di Pomaia, Pastina, Pieve di Santa Luce e nel capoluogo comunale, appunto, Santa Luce.

Così sono emerse figure interessanti, tutte dense di emozione e di ricordo: il minatore, il fornaio, il fabbro, il carbonaio, il giocatore di calcio, il musicista…

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Progetto Madeleine

Ogni anziano che muore è una biblioteca che brucia.

Progetto Madeleine

Così recitava il sottotitolo del progetto e successivamente del libro, citando un proverbio africano di cui l’amico Mohamed Ba mi aveva parlato. Un ponte tra due culture profondamente lontane e diverse, accomunate dalla trasmissione orale dei saperi semplici, essenziali, autentici.

Il progetto è stato finanziato dal Cesvot con il Bando Percorsi di Innovazione del 2003, dopo l’illuminante laboratorio “Festina Lente” condotto da Gianni d’Elia e Salvatore Catalano al convegno Cem a Viterbo “Per un’educazione capace di futuro”.

Con questo progetto, con questa esperienza, iniziata con la progettazione nel 2003, la formazione anche attraverso seminari alla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, l’inizio delle attività a settembre 2004 e la presentazione della pubblicazione a giugno 2005, si è aperta una strada.

Almeno per me.

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Domicilio di soccorso e diritto agli alimenti

Tra gli ultimi, nella nostra società, si trovano coloro che, per varie condizioni di marginalità, non hanno la possibilità economica di mantenersi e, allo stesso tempo, necessitano di accoglienza e sostegno in maniera così intensa da dover essere ricoverati in un Istituto (per anziani, per disabili, ecc.).

Ripescando tra le cose socio-giuridiche di cui mi sono occupato da neo laureato, trovo un quesito proposto da un Comune riguardo al rapporto tra il vecchio istituto del domicilio di soccorso e la disciplina del diritto agli alimenti, stabilita dal Codice Civile, con l’intervento recente operato dalla Legge Quadro sui servizi alla persona.
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Oltre la siepe del giardino

Riprendendo il vecchio proposito di usare il blog come contenitore dei pensieri attuali ma anche delle attività passate, cercando una sintesi e un senso a quello che voglio fare, inserisco alcune informazioni su un progetto che ho seguito dal 2004 al 2006, proseguendo fino al 2008 il mio impegno in qualità di consigliere della Fondazione Casa di Riposo Belvedere di Lari.

Casa di Riposo di Lari

Casa di Riposo di Lari

Il Progetto “Oltre la siepe del giardino” nasce dall’esigenza riscontrata dall’Amministrazione Comunale di Lari di superare l’isolamento che negli ultimi anni ha colpito la Casa di Riposo Belvedere rispetto al territorio, segnando un’inversione di tendenza rispetto al passato. Con il finanziamento del Piano Sociale della Zona Sociosanitaria Valdera.

Il progetto ha realizzato un intervento sociale teso a
promuovere attività di animazione per gli ospiti, coinvolgere le associazioni del territorio nelle attività e promuovere un percorso di scambio tra le scuole e la casa di riposo.

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