Scrivere il curriculum come se fosse un’autobiografia…

manifesto corso per CV (2)Ci ho pensato da tanto. E ho anche sperimentato con qualcuno questo percorso, con discreti risultati.

Forse è anche il momento opportuno, visti i vertiginosi tassi di disoccupazione, soprattutto giovanile.

Organizzare un corso in cui supportare chi ha voglia o bisogno di scrivere il proprio curriculum vita ma, anziché farlo con le dritte dei superesperti “cacciatori di teste”, utilizzare la tecnica autobiografica. Come se si volesse raccontare la propria vita.

In questo modo, sfruttare la necessità di realizzare un documento che racconti le proprie attitudini ed esperienze professionali per fare un piccolo percorso narrativo della propria esistenza, valorizzando anche tutti gli ambiti apparentemente non rientranti nell’esperienza lavorativa.

Ovviamente, secondo il formato europeo

Se vi interessa, mettetevi in contatto con Uni-Sco a Pisa.

Sad YouTube

Ascoltando la solita rassegna stampa quotidiana (in podcast) di Pagina 3, mi imbatto nella lettura di un articolo di Violetta Bellocchio (bellissimo) pubblicato su Rivista Studio.

Molto bello l’incipit, molto bello quello che racconta.

Si tratta di una curiosa esperienza di raccolta di memorie autobiografiche e narrazioni come commenti alle canzoni di Youtube. Qui il link Sad YouTube.

E voi cosa ne pensate dell’idea che il web sia diventato un mare magnum di racconti, ricordi, emozioni e narrazioni?

L’anno che verrà

Mentre il 2009 si chiude e già si affaccia la nuova presentazione a ‘Tra sogno, magia e mistero’, faccio i soliti pensieri che tendono al bilancio di fine anno.
Come nell’autobiografia, la narrazione della propria storia conduce inevitabilmente a riprogettare, a fare nuove scommesse, perseguendo vecchi scopi nel tentativo di raggiungere le proprie mete.
Così faccio un augurio a tutti coloro che si troveranno su queste pagine, per un 2010 in cui splenda la luce dei propri sogni.

Lavorare con le storie

Da quando mi occupo di autobiografia e narrazione, raccogliendo le storie prevalentemente degli anziani, ho utilizzato tre metodologie.

La prima, avente uno scopo prevalentemente sociale e diretto alla promozione dell’incontro tra le persone, è quella della narrazione di gruppo. In questo modo, chiamando le persone a raccontare sulla base di alcuni stimoli (sapori, immagini, altri racconti, ecc.), vengono fuori storie che si rincorrono, che si cercano, che si completano. Il limite maggiore è che i narratori rischiano di essere interrotti dagli altri ed è difficile avere storie “intere” per un’eventuale conservazione, sia audio che attraverso la trascrizione.

La seconda modalità è quella dell’intervista a una persona che, spesso, assume la forma del dialogo e della registrazione di quanto viene raccontato in un flusso continuo da un unico narratore. In questo modo è più semplice registrare e raccogliere il racconto ma sono molto limitate le suggestioni e gli interventi che possono far scaturire ricordi “non previsti” dall’intervistato.

La terza modalità, più complessa e attuabile solo in presenza di alcune persone, è quella di suggerire degli esercizi di scrittura: da una scrittura per “frammenti” a una vera e propria composizione e narrazione di episodi più ampi della propria vita. È il metodo che consente di andare maggiormente in profondità e che coinvolge il narratore in una pratica di cura, come direbbe Duccio Demetrio, di sé.

La prima metodologia l’ho utilizzata nello svolgimento del Progetto Madeleine, la seconda con La rugiada sulle ginestre e la terza in Il potere delle storie e in Proposte e risate.

Non ce n’è una migliore o preferibile, ma tutte e tre sono strade da percorrere in base agli obiettivi che il ricercatore, il conduttore o il semplice ascoltatore si prefiggono.