Del film su Western Stars ne potevamo fare a meno

Di ritorno dal pellegrinaggio nel New Jersey, per vedere dove è cresciuto il Boss tra Freehold e Asbury Park, mi ritrovo in una sala cinematografica a vedere questo film, pubblicizzato come un “film su Bruce Springsteen”.

Dopo l’esperienza di Broadway e la lettura di Born to Run, questo film è sicuramente un gradino sotto: tecnicamente molto bello e il Boss in versione nonno che guarda alle proprie spalle per dare consigli ai nipotini è gradevole.

Ma da lui mi sarei aspettato di più o, forse, qualcosa di diverso.

Lo aspettiamo in tour. Presto.

Elogio di Patti Scialfa

Patti Scialfa

Su un altro treno. Per citare Guccio, né un Orient Express né un treno della prateria o una locomotiva.  Per citare il Boss, non è un treno che porta in una terra di speranze e sogni. Non è neanche il treno speciale che ti porta a una finale per vincere il campionato.
Solo un banale treno di pendolari verso Firenze.
Così ascolto un po’ di musica nelle cuffie e mi passa The Promised Land, la canzone con cui il Boss apriva i concerti nel 2009, con lo sfondo del deserto.
Ancora credi nella Terra Promessa?
Strano Boss, a sessant’anni pensi sempre alla Terra Promessa,  ancora imbevuto del mito americano?
È lui stesso che lo dice:

signore, sono un uomo, non un ragazzo.

È per questo che è ancora più forte, per questo motivo continuare a credere che sia possibile è qualcosa di più che una speranza, è una forma di fiducia che ti può portare lontano.
E allora guardo il video del live di Barcellona 2003 e vedo Patti Scialfa che suona la chitarra e muove a tempo la testa. E sento che lei ha capito, che non è stato facile, che ha scelto. E con lui ha condiviso, anche nell’ombra, lasciandolo andare anche nelle sue fughe ma riuscendo a dargli quello che serviva perché non si spengesse, perché continuasse a dare e darsi.
Grazie Patti per questi 30 anni di Boss.

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