“Organizzare la conoscenza”: continua la lettura…

Continuo la lettura di “Organizzare la conoscenza“, di cui avevo già iniziato a parlare in un altro post. Più che una vera e propria recensione o una semplice riflessione, mi limito ad annotare alcuni passaggi e a prendere degli appunti che potranno diventare, piano piano, materia per sviluppare altri lavori.

La classificazione a faccette consiste quindi in questo: una volta identificate le faccette tipiche del settore di cui ci stiamo occupando, per ogni documento da classificare verifichiamo se ciascuna faccetta assuma un qualche particolare valore.” (p. 26)

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Ho messo via…

Cartelle in soffittaMentre guardo con soddisfazione le cartelle ordinate in soffitta, divise meticolosamente tra formazione e lavoro, alla ricerca di una classificazione, mi sopraggiunge una piacevole sensazione, di aver fatto, di aver riordinato, di aver capito. Mi viene in mente anche il video del Liga ancora scapigliato che canta “Ho messo via…”

Mi aspetta ancora il lavoro più raffinato, mettere via anche nella testa, salvando l’utile e archiviando (e dimenticando, se possibile) quello che è inutile. Ma, come per Ligabue, non capisco perché non riesco a mettere via altre cose…

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Cartelle sul pavimento

Intorno a me, intorno al tavolo e intorno al computer ci sono pile di cartelle archivio che racchiudono gli appunti e i documenti sui lavori che ho svolto negli ultimi anni. Non mi serve a niente tenerle ancora riposte in maniera ordinata sugli scaffali, non credo che andrò a ripescare qualcosa lì dentro.

Tuttavia mi rappresentano, in qualche maniera, per certi aspetti, in un determinato periodo.

Però, prima di toglierle di mezzo (devo ancora decidere se sbarazzarmene del tutto oppure se metterle in soffita o in qualche altro luogo remoto e polveroso), vorrei archiviarle non solo materialmente ma anche nella mia testa.

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