Nella libreria dei popoli

Il ritorno dal convegno del CEM mi ha lasciato buone sensazioni, belle facce e la voglia di andare di slancio verso Anghiari, al Festival dell’Autobiografia, per l’intervento che dovrò fare venerdì prossimo, 2 settembre.

Sono contento, dopo qualche anno, di aver rivisto la libreria del convegno gestita da padre Gianni, caratterizzata da tantissimi volumi di vario genere, una vera e propria finestra sulle tematiche che caratterizzano il CEM.

La gioia di quest’anno è stata averci trovato anche i miei due ultimi libri, in mezzo a quelli bellissimi selezionati dala Libreria dei Popoli.

Come ho avuto modo di dire nell’intervento di presentazione, un cerchio che si chiude: 10 anni dalla nascita del CSA Pinokkio, 10 anni dal mio primo convegno CEM. Due cose inestricabilmente legate.

In diretta da Trevi. Per Pinokkio

Tra un paio d’ore ci sarà un incontro, all’interno del 50° convegno CEM Mondialità, in cui presenterò il libro pubblicato in primavera da Felici su Le avventure di Pinokkio.

Arrivare a metà convegno, proprio all’ora di pranzo, e ritrovare molte facce conosciute e vissute, negli ultimi dieci anni: Gianni, Nadia, Patrizia, Luca, Silvio, Brunetto… e tanti altri. Bellissimo.

Sono qui, nella mia camera, a mettere a punto le cose che devo dire ma la gioia di venire a raccontare l’esperienza dei dieci anni del CSA Pinokkio – di un approccio metodologico e di vita – proprio quaggiù, prende il sopravvento.

Come ogni volta, il libro rimarrà sullo sfondo: viene prima e, se va bene, sopraggiunge solo dopo.

Tra poco conterà solo l’incontro

Ripartire

Nella prossima settimana sarò al convegno del CEM per parlare ancora di Pinokkio.

Si tratta di un bellissimo ritorno, in un posto non fisico in cui ho incontrato tante belle persone, ho fatto esperienza, imparato un sacco di cose e gettato le basi per molte mie pubblicazioni.
Non è un caso che il primo libro sia nato con i numi tutelari di Gianni D’Elia e Salvatore Catalano, conduttori del laboratorio Festina Lente al CEM del 2003, e che l’ultimo abbia proprio la postfazione di Gianni.

E poi, ai primi di settembre, Anghiari con il Festival dell’Autobiografia.

Convegno CEM 2009

logo-felicita-stelleOggi inizia il nuovo convegno CEM, con la formula rinnovata del gruppo seguito dai tutor che ruotano i diversi laboratori. Oltre alla formula diversa rispetto al passato, è cambiata anche la sede: per quest’anno è stato scelto San Marino!

Purtroppo non potrò partecipare, soprattutto per la preparazione della presentazione di domenica prossima.

Il mio pensiero va comunque ai convegnisti e, soprattutto, ad alcuni conduttori che in questi anni mi hanno lasciato un segno.

Spero che continui ad essere così per molte altre persone…

CEM 2008

Tra pochi giorni (giusto tre settimane) ci sarà un nuovo Convegno CEM. Il tema di quest’anno sarà: “La politica e la nuda vita – È ancora possibile educare oggi?

Ho partecipato ai convegni dal 2001 al 2005 e, grazie al fantastico ambiente che si respira, ho imparato un sacco di cose e mi sento profondamente debitore delle persone e delle esperienze che ho fatto, soprattutto attraverso la partecipazione ai laboratori. Dal primo, con Patrizia Canova e Nadia Savoldelli, all’ultimo veramente importante condotto da Gianni d’Elia e Salvatore Catalano, che ha portato alla nascita del Progetto Madeleine, all’incontro con Mohamed Ba, all’avvio di questa strana pista che ho percorso negli ultimi anni. Ma non posso dimenticare né lo stupendo laboratorio sulle carte di Roberto Papetti e l’ultimo a cui ho partecipato di Stefano Goetz e Paolo Buletti, sulla storia di Minino e Micifuz.

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Progetto Madeleine

Ogni anziano che muore è una biblioteca che brucia.

Progetto Madeleine

Così recitava il sottotitolo del progetto e successivamente del libro, citando un proverbio africano di cui l’amico Mohamed Ba mi aveva parlato. Un ponte tra due culture profondamente lontane e diverse, accomunate dalla trasmissione orale dei saperi semplici, essenziali, autentici.

Il progetto è stato finanziato dal Cesvot con il Bando Percorsi di Innovazione del 2003, dopo l’illuminante laboratorio “Festina Lente” condotto da Gianni d’Elia e Salvatore Catalano al convegno Cem a Viterbo “Per un’educazione capace di futuro”.

Con questo progetto, con questa esperienza, iniziata con la progettazione nel 2003, la formazione anche attraverso seminari alla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, l’inizio delle attività a settembre 2004 e la presentazione della pubblicazione a giugno 2005, si è aperta una strada.

Almeno per me.

Continua a leggere “Progetto Madeleine”

Dall’oralità alla scrittura

Ho lavorato tanto in questi anni su questo argomento. Solo più tardi ho scoperto il fondamentale saggio di Ong su “Oralità e scrittura“, ma non è stato un male.

Ho iniziato dalla scrittura, dal laboratorio del CEM nel 2003 con Gianni D’Elia e Salvatore Catalano, attraverso il Progetto Madeleine e la raccolta delle storie degli anziani nel Comune di Lari. Da lì ho continuato, formando i volontari per la Regione Toscana che hanno raccolto le storie di vita delle donne per la ricerca sulla capacità di cura della famiglia povera, come incaricato della Fondazione Labos. Parallelamente ho anche guidato la raccolta di storie nel Comune di Santa Luce e curato la pubblicazione “La rugiada sulle ginestre” sempre edita da Tagete Edizioni di Pontedera.

Non contento delle esperienze sul campo, ho seguito il corso di perfezionamento diretto dal professor Bosi all’Università di Parma su “Memoria, oralità e scrittura nell’era digitale” con la partecipazione del Laboratorio della memoria di Isola Dovarese. Lì ho avuto modo di incontrare persone che affrontavano la raccolta delle storie, delle testimonianze e di tutto quando fosse oralità da diversi punti di vista: storico, sociologico, psicologico, teatrale…

Ma ancora è un passaggio che mi affascina, la vera svolta epocale nella storia dell’Umanità: quando l’uomo è riuscito a far passare un messaggio indipendentemente dalla sua presenza fisica, scrivendo.

Adesso, che dedico buona parte del mio tempo a trascrivere le interviste che ho raccolto, mentre devo trasferire i suoni in una forma scritta che risulti il più possibile comprensibile e corrispondente all’intenzione di chi ha parlato, vivo sulla mia pelle l’eccezionalità di questo passaggio. Che, inevitabilmente, è tutto umano e non può essere rimesso, meccanicamente, alla trascrizione automatica del riconoscimento vocale.

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