Lavorare con le storie

Da quando mi occupo di autobiografia e narrazione, raccogliendo le storie prevalentemente degli anziani, ho utilizzato tre metodologie.

La prima, avente uno scopo prevalentemente sociale e diretto alla promozione dell’incontro tra le persone, è quella della narrazione di gruppo. In questo modo, chiamando le persone a raccontare sulla base di alcuni stimoli (sapori, immagini, altri racconti, ecc.), vengono fuori storie che si rincorrono, che si cercano, che si completano. Il limite maggiore è che i narratori rischiano di essere interrotti dagli altri ed è difficile avere storie “intere” per un’eventuale conservazione, sia audio che attraverso la trascrizione.

La seconda modalità è quella dell’intervista a una persona che, spesso, assume la forma del dialogo e della registrazione di quanto viene raccontato in un flusso continuo da un unico narratore. In questo modo è più semplice registrare e raccogliere il racconto ma sono molto limitate le suggestioni e gli interventi che possono far scaturire ricordi “non previsti” dall’intervistato.

La terza modalità, più complessa e attuabile solo in presenza di alcune persone, è quella di suggerire degli esercizi di scrittura: da una scrittura per “frammenti” a una vera e propria composizione e narrazione di episodi più ampi della propria vita. È il metodo che consente di andare maggiormente in profondità e che coinvolge il narratore in una pratica di cura, come direbbe Duccio Demetrio, di sé.

La prima metodologia l’ho utilizzata nello svolgimento del Progetto Madeleine, la seconda con La rugiada sulle ginestre e la terza in Il potere delle storie e in Proposte e risate.

Non ce n’è una migliore o preferibile, ma tutte e tre sono strade da percorrere in base agli obiettivi che il ricercatore, il conduttore o il semplice ascoltatore si prefiggono.

Athe Gracci, cittadina del mondo

gracci03Nell’ambito della rassegna L’Era dei Libri che si terrà a Pontedera dal 2 al 5 ottobre 2008, presenterò il libro di Athe Gracci “Cittadina del mondo”. Mi sono limitato a curarlo raccogliendo e riordinando i racconti dell’autrice sull’esperienza della sua emigrazione. Oltre alla mia introduzione basata su un’intervista fatta ad Athe, nel libro è presente un’interessante prefazione di Duccio Demetrio.

Riporto dal programma: Il libro raccoglie alcuni scritti di Athe Gracci in cui l’autrice racconta la storia della sua emigrazione. Prima come contemporanea, trovandosi su un suolo straniero a misurarsi con la nostalgia e le difficoltà di adattamento; poi, una volta tornata a casa, ricordando un periodo intenso e perduto, legato alla giovinezza, intravedendo la conclusione del suo viaggio.
La memoria scorre come tema di fondo in ogni pagina, come se l’unica libertà, l’unico spazio di autentica dignità dell’essere, fosse quello del ricordo, attraverso la scrittura autobiografica.

L’appuntamento è per venerdì 3 ottobre 2008, alle ore 17, presso il Centro Poliedro, in Piazza Berlinguer n°1, a Pontedera (PI).

Cartelle sul pavimento

Intorno a me, intorno al tavolo e intorno al computer ci sono pile di cartelle archivio che racchiudono gli appunti e i documenti sui lavori che ho svolto negli ultimi anni. Non mi serve a niente tenerle ancora riposte in maniera ordinata sugli scaffali, non credo che andrò a ripescare qualcosa lì dentro.

Tuttavia mi rappresentano, in qualche maniera, per certi aspetti, in un determinato periodo.

Però, prima di toglierle di mezzo (devo ancora decidere se sbarazzarmene del tutto oppure se metterle in soffita o in qualche altro luogo remoto e polveroso), vorrei archiviarle non solo materialmente ma anche nella mia testa.

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