Dall’Italia alla Russia. E ritorno.

Pietro Mozzo, sardo di origine ma livornese di adozione, racconta la sua storia di soldato. Inviato dalla Sardegna prima in Francia e poi sul fronte russo.

Un sopravvissuto della ritirata dal Don, grazie ai molti espedienti per sopravvivere al freddo e agli stenti a cui sono stati sottoposti i soldati italiani, con gravissime perdite.

Calcinaia dal fascismo alla Liberazione

Su incarico dell’Amministrazione Comunale di Calcinaia ho condotto il progetto di raccolta delle memorie sulla Liberazione del Comune (avvenuta il 1° settembre 1944), intervistando alcuni testimoni del passaggio del fronte.

Tra questi Alvaro Sani che ricostruisce questo momento delicato, aggravato dallo stazionamento del fronte durante l’estate del ’44 quando i tedeschi difendevano i territori a nord dell’Arno e gli angloamericani avanzavano da Sud, arrestandosi in attesa degli sviluppi sugli altri fronti.

Le testimonianze, insieme a una prefazione storica e al lavoro svolto dagli studenti delle scuole medie, sono confluiti nel volume Campane di libertà. Materiali per la ricostruzione delle vicende intorno alla liberazione di Calcinaia pubblicato nel 2014.

Una guerra perduta: il fronte greco-albanese

Armando Angeli, nel 2013, raccontò a me e Michele Quirici, nella sua casa di Pontedera, la sua vita da soldato sul fronte greco-albanese.

Una guerra dura e perduta, di cui si è smarrita la memoria. Ricordare le sconfitte non piace a nessuno. Stessa cosa per l’Africa.

Meglio parlare di partigiani vittoriosi a fianco degli americani.

Eppure tanti soldati italiani hanno perso la vita per la Patria, in giro per il mondo. Ricordiamoci anche di chi, convinto o meno, è partito per fare il suo dovere.

Le memorie di un mezzadro socialista a Casciana Terme

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Sabato 16 marzo 2019, nel pomeriggio, a Casciana Terme presenterò la ristampa di un volume della collana Memorie del Novecento, da me diretta per l’editore Tagete di Pontedera.

La storia, trascritta e curata dal professor Francesco Biasci, è quella di un mezzadro soldato di Casciana Terme, inviato a combattere “in Libia e sul Carso“.

Il volume si inserisce perfettamente nella collana, sia per il genere autobiografico che per il periodo di riferimento, la prima metà del Novecento.

Ho scritto una breve prefazione e di seguito riporto un passaggio:

Antonio Ceccotti comprende di essere una comparsa di fronte ai grandi eventi mondiali ma non si arrende a questo ruolo e trova nella scrittura il suo riscatto, il modo di tenere sotto controllo fatti troppo più grandi di lui. Come avrebbe fatto più tardi anche il sergente nella neve.

Questa capacità di dare senso probabilmente affonda le sue radici nella vita della campagna, nella società rurale toscana e nella durezza dei rapporti tra padrone e mezzadro, intermediati dalla figura centrale del fattore. In questo contesto prospera l’idea socialista, a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, come promessa di riscatto delle classi subalterne che compiranno in cento anni il proprio percorso di rivincita.

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