Una guerra perduta: il fronte greco-albanese

Armando Angeli, nel 2013, raccontò a me e Michele Quirici, nella sua casa di Pontedera, la sua vita da soldato sul fronte greco-albanese.

Una guerra dura e perduta, di cui si è smarrita la memoria. Ricordare le sconfitte non piace a nessuno. Stessa cosa per l’Africa.

Meglio parlare di partigiani vittoriosi a fianco degli americani.

Eppure tanti soldati italiani hanno perso la vita per la Patria, in giro per il mondo. Ricordiamoci anche di chi, convinto o meno, è partito per fare il suo dovere.

Liberazione

Questo 2011 ci ha portato una strana coincidenza: Lunedì dell’Angelo e Festa della Liberazione.

Forse congiuntura più sfortunata non poteva esserci, non solo in termine di diminuzione di giorni festivi.

Nell’anno del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, sarebbe stato bello un giorno apposito per celebrare la vera unità italiana, quella fatta nella guerra civile che ha insanguinato la penisola tra il 1943 e il 1945, con i relativi regolamenti di conti per vent’anni di infamie e persecuzioni e regime illiberale.

Come diceva Gaber, capita di non sentirsi italiani e di esserlo, nostro malgrado.

Capita, però, di essere orgogliosi della nostra Resistenza, della convergenza dell’anima liberale, quella cattolica e quella socialista-comunista per cacciare i nazifascisti, responsabili delle atrocità dei campi di sterminio e delle stragi sulla Linea Gotica.

Oggi festeggiamo, prima la Liberazione dell’Italia e poi Pasquetta.

E non trovo modo migliore di festeggiare che ricordare.