Le memorie di un mezzadro socialista a Casciana Terme

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Sabato 16 marzo 2019, nel pomeriggio, a Casciana Terme presenterò la ristampa di un volume della collana Memorie del Novecento, da me diretta per l’editore Tagete di Pontedera.

La storia, trascritta e curata dal professor Francesco Biasci, è quella di un mezzadro soldato di Casciana Terme, inviato a combattere “in Libia e sul Carso“.

Il volume si inserisce perfettamente nella collana, sia per il genere autobiografico che per il periodo di riferimento, la prima metà del Novecento.

Ho scritto una breve prefazione e di seguito riporto un passaggio:

Antonio Ceccotti comprende di essere una comparsa di fronte ai grandi eventi mondiali ma non si arrende a questo ruolo e trova nella scrittura il suo riscatto, il modo di tenere sotto controllo fatti troppo più grandi di lui. Come avrebbe fatto più tardi anche il sergente nella neve.

Questa capacità di dare senso probabilmente affonda le sue radici nella vita della campagna, nella società rurale toscana e nella durezza dei rapporti tra padrone e mezzadro, intermediati dalla figura centrale del fattore. In questo contesto prospera l’idea socialista, a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento, come promessa di riscatto delle classi subalterne che compiranno in cento anni il proprio percorso di rivincita.

Fondato sulla cultura?

Questa sera, nell’aula magna della scuola di Perignano (Pisa), modererò un confronto promosso dall’associazione Il Giardino degli Elefanti tra i candidati Sindaco del neofuso Comune di Casciana Terme Lari: Erica Ballatori, Marianna Bosco e Mirko Terreni.
Il titolo dell’incontro è “Fondato sulla cultura?” parafrasando il titolo della recente pubblicazione di Gustavo Zagrebelsky.
I candidati potranno illustrare il loro programma riguardo alle politiche culturali e i cittadini potranno intervenire per chiedere e proporre le loro idee.
Speriamo che sia una bella serata di partecipazione!

Croce vendesi

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Mentre mi aggiro per le strade tra Cevoli e Orceto mi imbatto in questa curiosa immagine che non posso fare a meno di fotografare.
Qualcuno ha pensato bene di affiggere un cartello di vendita alla base di una croce in ferro con tutti i simboli del sacrificio di Cristo.
Eppure l’immagine è l’emblema di un momento, di una crisi che va ben oltre la congiuntura globale.

Riflessioni sul potere

Ricordo l’estate del 2003, una delle più calde del decennio, in cui appena laureato e con la testa completamente sgombra, speranzoso di avere di fronte centomila opportunità, mi tuffai in un libriccino incontrato in una cartolibreria marinara che parlava di fenomenologia del potere.

Venivo da anni in cui – per citare De André – il potere l’avevo scagliato dalle mani, o almeno avrei voluto farlo; anni fatti di incontri di gruppo, di metodo del consenso, di decisioni condivise, di eguaglianza non solo come utopia ma come tensione di una prassi quotidiana.

Da lì a poco Fossati avrebbe parlato di “quel poco di potere che cura la nevrosi, eppure ahimé la espande ai desideri dei mediocri“, ribadendo che l’idea di avere potere per esercitare nei confronti di qualcuno o qualcosa la propria volontà, ottenendo il corrispondente risultato, non fosse la strada per raggiungere il benessere personale, sicuramente non quello interiore.

Per caso – e lo dico veramente sul serio, senza temere smentite – mi sono ritrovato Presidente della Fondazione Casa di Riposo Belvedere di Lari, a far fronte a un Consiglio di Amministrazione composto di persone per lo più incompetenti (in senso tecnico) riguardo alle decisioni sulla gestione di un Ente svolgente attività assistenziale rivolta ad anziani bisognosi e non autosufficienti.

Così gli interessi da conciliare non sono convergenti, non sempre tutti tendono a mettere al primo posto il benessere dell’Ente che sono chiamati ad amministrare sic et simpliciter. Ma viene fuori altro: la mia storia, le ragioni per cui siedo in quel consiglio di amministrazione, chi devo aiutare, cosa ci guadagno, cosa ne penseranno le persone a cui devo rendere conto o la cui considerazione mi preme.

Tutto questo va a discapito di un’azione condivisa e coesa, che tende al buon funzionamento dell’Ente.

Mi viene quasi da pensare che possano funzionare meglio i CdA delle società per azioni: almeno lì lo scopo è unico e molto chiaro per tutti: guadagnare!

Solo in questo modo, quando c’è un obiettivo unico da perseguire insieme, il potere può essere distribuito e condiviso.

Negli altri casi deve essere esercitato da chi lo detiene, all’interno delle regole del gioco.

Penso.

 

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