Fragranze

Che magica invenzione il reader! E io uso quello di Google, giusto perché è tutto lì, tutto integrato, tutto insieme.

Però, come penso capiti a molti, rimango sempre indietro, sempre centinaia di notizie non lette. Ma una mi ha afferrato, mi ha trattenuto, mi ha tirato giù. Una notizia pubblicata da Nove da Firenze che riguarda un’iniziativa curiosa di un sito giapponese.

Il Nioi-bu (Club degli odori) si occupa di raccogliere e catalogare le fragranze e gli odori in giro per il mondo e di collegarli su una mappa di Google per essere localizzabili. Ora, io il giapponese non lo mastico, non ho capito bene il fine e la modalità, però l’idea è grande.

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Linea gotica

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Athe Gracci nel 1943

Il secondo articolo della rubrica VOCIDELLAMEMORIA su Il Fogliaccio si basa su un frammento dell’intervista realizzata con Athe Gracci, in buona parte confluita nell’introduzione a Cittadina del Mondo.

L’articolo riguarda un racconto del periodo in cui Athe ha vissuto a Biella, durante la guerra civile in Italia, in cui si recava presso l’abitazione di un industriale a Vigliano Biellese e lì si cimentava nel dialogo con gli spiriti, per avere informazioni sul figlio della padrona di casa militare a Tombolo, vicino a Pisa.

Ogni vita, una storia. Invece no. Le storie sono tante, troppe. Alcune vanno nello stesso senso della vita; altre, invece, sembrano schegge impazzite, elementi dissonanti, apparentemente intrusi, in un mosaico complesso e variegato che racconta chi siamo.

Quasi una settimana

Da tanto tempo non scrivo niente sul blog.

Ho avuto un po’ di cose da fare, un po’ di cambiamenti, impegni. All apologies.

Eppure speravo e pensavo che dalla pubblicazione del primo articolo sul Fogliaccio venisse fuori qualche mail, un maggior numero di visite sul blog, qualche commento ai post. Niente. Boh. Penso due cose: o l’articolo non è piaciuto, non ha riscosso interesse, oppure non è stato neanche letto; in alternativa immagino che i lettori interessati non utilizzino strumenti tecnologici per comunicare.

Comunque.

Sono già al lavoro per il prossimo articolo che dovrebbe essere pubblicato per metà novembre sempre nella stessa rubrica, VOCIDELLAMEMORIA.

Magari si tratta solo di avere un po’ di pazienza. Per me è sicuramente un buon modo per non lasciar dormire le interviste nell’archivio, estrarle, farle girare, continuare a diffondere la voce di chi mi ha lasciato in custodia una parte della sua memoria. E se le storie circolano, se le parole viaggiano, le esperienze possono essere comunicate, c’è sempre uno spazio per narrare. Allora c’è sempre speranza.

Alla faccia di Benjamin.

Lavorare con le storie

Da quando mi occupo di autobiografia e narrazione, raccogliendo le storie prevalentemente degli anziani, ho utilizzato tre metodologie.

La prima, avente uno scopo prevalentemente sociale e diretto alla promozione dell’incontro tra le persone, è quella della narrazione di gruppo. In questo modo, chiamando le persone a raccontare sulla base di alcuni stimoli (sapori, immagini, altri racconti, ecc.), vengono fuori storie che si rincorrono, che si cercano, che si completano. Il limite maggiore è che i narratori rischiano di essere interrotti dagli altri ed è difficile avere storie “intere” per un’eventuale conservazione, sia audio che attraverso la trascrizione.

La seconda modalità è quella dell’intervista a una persona che, spesso, assume la forma del dialogo e della registrazione di quanto viene raccontato in un flusso continuo da un unico narratore. In questo modo è più semplice registrare e raccogliere il racconto ma sono molto limitate le suggestioni e gli interventi che possono far scaturire ricordi “non previsti” dall’intervistato.

La terza modalità, più complessa e attuabile solo in presenza di alcune persone, è quella di suggerire degli esercizi di scrittura: da una scrittura per “frammenti” a una vera e propria composizione e narrazione di episodi più ampi della propria vita. È il metodo che consente di andare maggiormente in profondità e che coinvolge il narratore in una pratica di cura, come direbbe Duccio Demetrio, di sé.

La prima metodologia l’ho utilizzata nello svolgimento del Progetto Madeleine, la seconda con La rugiada sulle ginestre e la terza in Il potere delle storie e in Proposte e risate.

Non ce n’è una migliore o preferibile, ma tutte e tre sono strade da percorrere in base agli obiettivi che il ricercatore, il conduttore o il semplice ascoltatore si prefiggono.

La voce della memoria

Dalle prossime settimane saranno pubblicate sul settimanale gratuito Il Fogliaccio (distribuito a Pisa e provincia) alcune storie di persone che ho incontrato e di cui ho raccolto la testimonianza.

Sono molto contento di questa collaborazione e della possibilità di continuare a far girare questi racconti che, altrimenti, rimarrebbero imprigionati nel mio hard disk. Di questo ringrazio Massimo e Fabio che hanno apprezzato la mia proposta e hanno accettato di pubblicare queste storie.

In questo modo la voce di questi narratori che ho ascoltato con grande partecipazione continuerà a girare, trascritta e riordinata, mantenendo viva quella memoria, intreccio di storia e intimità, che ciascuno conserva e che rischia di perdersi irrimediabilmente, con la fine della vita.

Memorie in piazza

Questo fine settimana, dal 12 al 14 settembre, come da molti anni a questa parte, si terrà il Premio Pieve – Banca Toscana organizzato dall’Archivio Diaristico di Pieve Santo Stefano (AR).

La manifestazione, denominata Memorie in piazza, avrà diversi momenti oltre a quello della premiazione in senso stretto, affiancando mostre, presentazioni di libri, spettacoli teatrali.

L’iniziativa di Saverio Tutino, di cui viene riportato un bel passo nel pieghevole con il programma della manifestazione, è diventata ormai un punto fermo per chi si occupa di memoria, autobiografia e narrazione: la Fondazione Archivio Diaristico Nazionale di Pieve Santo Stefano rappresenta oramai un punto fermo per chi vuole scavare nel passato attraverso le storie delle personi comuni, per questo speciali. Come nel caso del film realizzato da Alina Marazzi, Vogliamo anche le rose, che ha attinto ad alcuni diari per raccontare la storia delle donne negli anni ’60 e ’70.

La rugiada sulle ginestre

L’anno successivo alla realizzazione del Progetto Madeleine, nel 2006, ho curato la pubblicazione di un libro realizzato raccogliendo delle interviste a persone residenti nel Comune di Santa Luce, in provincia di Pisa.

Il libro, edito da Tagete Edizioni di Pontedera e prevalentemente distribuito nel Comune di Santa Luce, è il frutto di un’attività di formazione di un gruppo di volontari individuati con il Sindaco, Nadia Lenzini, che ha portato all’incontro con numerosi narratori.

Il libro è diverso da quello del Progetto Madeleine. in cui, sfruttando il progetto del Cesvot, avevo puntato a realizzare degli incontri di narrazione collettiva in cui l’obiettivo principale era la socializzazione degli anziani e la possibilità di creare dei contesti narrativi in cui, oltre a trasmettere storie anche alle giovani generazioni, vi era lo scopo di costruire o cercare di ritessere i legami a livello di comunità locali.

Nel libro realizzato per il Comune di Santa Luce, invece, l’obiettivo era quello di formare un gruppo di volontari per la raccolta di storie e la custodia della memoria del territorio, portando al racconto (registrato e poi trascritto) delle storie di alcuni personaggi presenti nelle frazioni di Pomaia, Pastina, Pieve di Santa Luce e nel capoluogo comunale, appunto, Santa Luce.

Così sono emerse figure interessanti, tutte dense di emozione e di ricordo: il minatore, il fornaio, il fabbro, il carbonaio, il giocatore di calcio, il musicista…

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Progetto Madeleine

Ogni anziano che muore è una biblioteca che brucia.

Progetto Madeleine

Così recitava il sottotitolo del progetto e successivamente del libro, citando un proverbio africano di cui l’amico Mohamed Ba mi aveva parlato. Un ponte tra due culture profondamente lontane e diverse, accomunate dalla trasmissione orale dei saperi semplici, essenziali, autentici.

Il progetto è stato finanziato dal Cesvot con il Bando Percorsi di Innovazione del 2003, dopo l’illuminante laboratorio “Festina Lente” condotto da Gianni d’Elia e Salvatore Catalano al convegno Cem a Viterbo “Per un’educazione capace di futuro”.

Con questo progetto, con questa esperienza, iniziata con la progettazione nel 2003, la formazione anche attraverso seminari alla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, l’inizio delle attività a settembre 2004 e la presentazione della pubblicazione a giugno 2005, si è aperta una strada.

Almeno per me.

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