In medias res

Dalle mie piccole esperienze, credo che ci sia solo un buon modo di raccontare.
Stare in mezzo alla storia.

Questo non vuol dire che ogni buona storia debba essere un’autobiografia o debba essere raccontata in prima persona.

Anzi, spesso i racconti più coinvolgenti vengono fatti da chi non ha partecipato agli eventi, magari che non ha neanche conosciuto il protagonista.

Ma non esiste un buon racconto, una storia capace di arrivare all’ascoltatore, se il narratore se ne sta di fronte alla narrazione come il medico patologo di fronte al cadavere, nell’intento di descrivere e sezionare, senza alcuna partecipazione con quanto sta vedendo.

Non è possibile essere totalmente esterni a una storia, per raccontarla bene.

Credo.

Instagrammers

Negli ultimi giorni, anche grazie al possesso del potentissimo Galaxy Note 3 con i suoi 13 megapixel di fotocamera (più di una reflex entry level), mi sono lasciato prendere la mano dalla fotografia tramite la potentissima (e semplicissima) app Instagram.

Così mi sono sperimentato in un’altra forma di narrazione, sicuramente estemporanea e poco meditata ma non meno significativa. Catturare immagini qua e là, mentre sono fermo a un semaforo oppure mentre sto andando in qualche posto.

Un modo per raccontare il territorio, come si evolve e come appare nella vita quotidiana a un passante qualunque, se solo prestasse un briciolo di attenzione invece che stare sempre a guardare il proprio smartphone (!).

Forse il maggior pregio della fotografia (e, forse, quello della fotografia consapevole) è quello di chiederti di scegliere un punto di vista, di fissare un’inquadratura, definire il livello del dettaglio che vuoi raccontare.

In qualche modo, la fotografia – lungi dall’essere il racconto oggettivo della realtà, se mai questo possa essere possibile – è mostrare il proprio punto di vista sul mondo. Quello di quel momento, di quell’istante, di quel periodo dell’esistenza. Ma sicuramente il tuo, compiendo una scelta – tanto difficile quanto importante – su cosa vuoi (o riesci) a vedere e cosa no.

Un po’ come scrivere, in pratica.

Beccanoce al Villaggio La Francesca

Nuova presentazione del libro “Beccanoce. La storia mai raccontata” al Villaggio Turistico “La Francesca” di Bonassola (SP) SABATO 13 FEBBRAIO 2010 ALLE 17.30.

Il libro, edito da Felici Editore nel 2009, scritto da Massimo Novi, racconta la storia di Luigi Volpi da Peccioli detto Beccanoce.

In questa circostanza non ci sarà Luigi Volpi ad intrattenere direttamente il pubblico con i suoi racconti, come nelle altre occasioni, ma sarà il libro da solo a dover parlare per lui, con le voci trascritte di tutti i narratori che hanno contribuito alla scrittura di questa storia.

Invito a La Francesca

L’anno che verrà

Mentre il 2009 si chiude e già si affaccia la nuova presentazione a ‘Tra sogno, magia e mistero’, faccio i soliti pensieri che tendono al bilancio di fine anno.
Come nell’autobiografia, la narrazione della propria storia conduce inevitabilmente a riprogettare, a fare nuove scommesse, perseguendo vecchi scopi nel tentativo di raggiungere le proprie mete.
Così faccio un augurio a tutti coloro che si troveranno su queste pagine, per un 2010 in cui splenda la luce dei propri sogni.

Quasi una settimana

Da tanto tempo non scrivo niente sul blog.

Ho avuto un po’ di cose da fare, un po’ di cambiamenti, impegni. All apologies.

Eppure speravo e pensavo che dalla pubblicazione del primo articolo sul Fogliaccio venisse fuori qualche mail, un maggior numero di visite sul blog, qualche commento ai post. Niente. Boh. Penso due cose: o l’articolo non è piaciuto, non ha riscosso interesse, oppure non è stato neanche letto; in alternativa immagino che i lettori interessati non utilizzino strumenti tecnologici per comunicare.

Comunque.

Sono già al lavoro per il prossimo articolo che dovrebbe essere pubblicato per metà novembre sempre nella stessa rubrica, VOCIDELLAMEMORIA.

Magari si tratta solo di avere un po’ di pazienza. Per me è sicuramente un buon modo per non lasciar dormire le interviste nell’archivio, estrarle, farle girare, continuare a diffondere la voce di chi mi ha lasciato in custodia una parte della sua memoria. E se le storie circolano, se le parole viaggiano, le esperienze possono essere comunicate, c’è sempre uno spazio per narrare. Allora c’è sempre speranza.

Alla faccia di Benjamin.