Dall’oralità alla scrittura

Ho lavorato tanto in questi anni su questo argomento. Solo più tardi ho scoperto il fondamentale saggio di Ong su “Oralità e scrittura“, ma non è stato un male.

Ho iniziato dalla scrittura, dal laboratorio del CEM nel 2003 con Gianni D’Elia e Salvatore Catalano, attraverso il Progetto Madeleine e la raccolta delle storie degli anziani nel Comune di Lari. Da lì ho continuato, formando i volontari per la Regione Toscana che hanno raccolto le storie di vita delle donne per la ricerca sulla capacità di cura della famiglia povera, come incaricato della Fondazione Labos. Parallelamente ho anche guidato la raccolta di storie nel Comune di Santa Luce e curato la pubblicazione “La rugiada sulle ginestre” sempre edita da Tagete Edizioni di Pontedera.

Non contento delle esperienze sul campo, ho seguito il corso di perfezionamento diretto dal professor Bosi all’Università di Parma su “Memoria, oralità e scrittura nell’era digitale” con la partecipazione del Laboratorio della memoria di Isola Dovarese. Lì ho avuto modo di incontrare persone che affrontavano la raccolta delle storie, delle testimonianze e di tutto quando fosse oralità da diversi punti di vista: storico, sociologico, psicologico, teatrale…

Ma ancora è un passaggio che mi affascina, la vera svolta epocale nella storia dell’Umanità: quando l’uomo è riuscito a far passare un messaggio indipendentemente dalla sua presenza fisica, scrivendo.

Adesso, che dedico buona parte del mio tempo a trascrivere le interviste che ho raccolto, mentre devo trasferire i suoni in una forma scritta che risulti il più possibile comprensibile e corrispondente all’intenzione di chi ha parlato, vivo sulla mia pelle l’eccezionalità di questo passaggio. Che, inevitabilmente, è tutto umano e non può essere rimesso, meccanicamente, alla trascrizione automatica del riconoscimento vocale.

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