Beccanoce al Villaggio La Francesca

Nuova presentazione del libro “Beccanoce. La storia mai raccontata” al Villaggio Turistico “La Francesca” di Bonassola (SP) SABATO 13 FEBBRAIO 2010 ALLE 17.30.

Il libro, edito da Felici Editore nel 2009, scritto da Massimo Novi, racconta la storia di Luigi Volpi da Peccioli detto Beccanoce.

In questa circostanza non ci sarà Luigi Volpi ad intrattenere direttamente il pubblico con i suoi racconti, come nelle altre occasioni, ma sarà il libro da solo a dover parlare per lui, con le voci trascritte di tutti i narratori che hanno contribuito alla scrittura di questa storia.

Invito a La Francesca

Ansia da digitale

Nessuno scompenso, non è roba purpurea. Tranquilli.

Stavo solo riflettendo, mano a mano che il mio archivio di registrazioni si espande e, ogni tanto, posso giocare a ricercarle nelle mie cartelline (folders, via) ordinate, sul fatto che non si tratta di niente di tangibile. Niente che si può toccare. Niente che possa prendere polvere o essere spostato da uno scatolone a uno scaffale, messo al riparo, infilato in un angolo segreto.

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Registrare le interviste con lo Zoom H4

Confrontandomi con altri ricercatori che raccolgono fonti orali, mi è capito di riflettere sullo strumento utilizzato, vagliando le varie soluzioni adottate.

Il primo dilemma, ovviamente, è quello tra analogico e digitale. Lasciando da parte la tecnologia analogica, troppo macchinosa per le possibilità attuali, scelgo decisamente il digitale, anche a scapito di qualche rischio in più che si può correre.

Sondando il mercato dell’offerta di registratori digitali, ci sono due grandi famiglie a cui rivolgersi: da un lato i Sony MiniDisc e, dall’altro, i dittafoni digitali (Sony e Olympus su tutte). Il primo, indubbiamente, offre una qualità di registrazione elevatissima, tanto da essere utilizzato anche da musicisti classici per performance in cui non si disponga di studi di registrazione, mixer e quanto altro. La seconda tipologia di registratori risulta essere molto versatile con la possibilità di realizzare rapidamente tracce multiple, per saltare rapidamente da un passaggio all’altro dell’intervista.

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Dall’oralità alla scrittura

Ho lavorato tanto in questi anni su questo argomento. Solo più tardi ho scoperto il fondamentale saggio di Ong su “Oralità e scrittura“, ma non è stato un male.

Ho iniziato dalla scrittura, dal laboratorio del CEM nel 2003 con Gianni D’Elia e Salvatore Catalano, attraverso il Progetto Madeleine e la raccolta delle storie degli anziani nel Comune di Lari. Da lì ho continuato, formando i volontari per la Regione Toscana che hanno raccolto le storie di vita delle donne per la ricerca sulla capacità di cura della famiglia povera, come incaricato della Fondazione Labos. Parallelamente ho anche guidato la raccolta di storie nel Comune di Santa Luce e curato la pubblicazione “La rugiada sulle ginestre” sempre edita da Tagete Edizioni di Pontedera.

Non contento delle esperienze sul campo, ho seguito il corso di perfezionamento diretto dal professor Bosi all’Università di Parma su “Memoria, oralità e scrittura nell’era digitale” con la partecipazione del Laboratorio della memoria di Isola Dovarese. Lì ho avuto modo di incontrare persone che affrontavano la raccolta delle storie, delle testimonianze e di tutto quando fosse oralità da diversi punti di vista: storico, sociologico, psicologico, teatrale…

Ma ancora è un passaggio che mi affascina, la vera svolta epocale nella storia dell’Umanità: quando l’uomo è riuscito a far passare un messaggio indipendentemente dalla sua presenza fisica, scrivendo.

Adesso, che dedico buona parte del mio tempo a trascrivere le interviste che ho raccolto, mentre devo trasferire i suoni in una forma scritta che risulti il più possibile comprensibile e corrispondente all’intenzione di chi ha parlato, vivo sulla mia pelle l’eccezionalità di questo passaggio. Che, inevitabilmente, è tutto umano e non può essere rimesso, meccanicamente, alla trascrizione automatica del riconoscimento vocale.