Un colpo d’ala

Inizia l’anno, San Silvestro.
Wordpress mi manda il resoconto dell’anno appena concluso, riguardo al mio blog. Mi dispiace di aver pubblicato solo 28 articoli, veramente una miseria.
Spero di poter invertire questa tendenza, di tornare al blog, come mi ero ripromesso qualche tempo fa.
Lo stimolo, dopo un paio di anni di vita intensa sul fronte personale, è quello di tornare a lavorare alla scrittura, di mettere insieme un libro da un progetto a lungo cullato e per molto tempo lasciato dormire in un angolo, senza mai averlo dimenticato.
Non è questo il tempo del cinismo: come ogni anno che inizia, ci vuole un po’ di fiducia…
E io ce la voglio mettere tutta!

Fragranze

Che magica invenzione il reader! E io uso quello di Google, giusto perché è tutto lì, tutto integrato, tutto insieme.

Però, come penso capiti a molti, rimango sempre indietro, sempre centinaia di notizie non lette. Ma una mi ha afferrato, mi ha trattenuto, mi ha tirato giù. Una notizia pubblicata da Nove da Firenze che riguarda un’iniziativa curiosa di un sito giapponese.

Il Nioi-bu (Club degli odori) si occupa di raccogliere e catalogare le fragranze e gli odori in giro per il mondo e di collegarli su una mappa di Google per essere localizzabili. Ora, io il giapponese non lo mastico, non ho capito bene il fine e la modalità, però l’idea è grande.

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Lavorare con le storie

Da quando mi occupo di autobiografia e narrazione, raccogliendo le storie prevalentemente degli anziani, ho utilizzato tre metodologie.

La prima, avente uno scopo prevalentemente sociale e diretto alla promozione dell’incontro tra le persone, è quella della narrazione di gruppo. In questo modo, chiamando le persone a raccontare sulla base di alcuni stimoli (sapori, immagini, altri racconti, ecc.), vengono fuori storie che si rincorrono, che si cercano, che si completano. Il limite maggiore è che i narratori rischiano di essere interrotti dagli altri ed è difficile avere storie “intere” per un’eventuale conservazione, sia audio che attraverso la trascrizione.

La seconda modalità è quella dell’intervista a una persona che, spesso, assume la forma del dialogo e della registrazione di quanto viene raccontato in un flusso continuo da un unico narratore. In questo modo è più semplice registrare e raccogliere il racconto ma sono molto limitate le suggestioni e gli interventi che possono far scaturire ricordi “non previsti” dall’intervistato.

La terza modalità, più complessa e attuabile solo in presenza di alcune persone, è quella di suggerire degli esercizi di scrittura: da una scrittura per “frammenti” a una vera e propria composizione e narrazione di episodi più ampi della propria vita. È il metodo che consente di andare maggiormente in profondità e che coinvolge il narratore in una pratica di cura, come direbbe Duccio Demetrio, di sé.

La prima metodologia l’ho utilizzata nello svolgimento del Progetto Madeleine, la seconda con La rugiada sulle ginestre e la terza in Il potere delle storie e in Proposte e risate.

Non ce n’è una migliore o preferibile, ma tutte e tre sono strade da percorrere in base agli obiettivi che il ricercatore, il conduttore o il semplice ascoltatore si prefiggono.

La costruzione di una comunità

Dopo aver seguito, come operatore del progetto Leggere per rimanere protagonisti, un intervento di tipo culturale rivolto agli anziani di San Frediano a Settimo, ho proposto all’Amministrazione Comunale di realizzare, sempre con il supporto della Cooperativa Il Delfino, un intervento di comunità sul medesimo quartiere, il Villaggio Santa Maria.

Una panoramica del Villaggio Santa Maria
Una panoramica del Villaggio Santa Maria

Il progetto, proposto fin dall’estate del 2006 ma realizzato nel corso del 2007, l’ho chiamato Macondo, prendendo come spunto il paese descritto da Gabriel Garcìa Màrquez nel suo Cent’anni di solitudine, facendo muovere i numerosi affascinanti personaggi nell’intreccio avvincente tra storie individuali ed evoluzione collettiva della comunità. Cito dall’incipit: “Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito.

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Il potere delle storie

Il Centro "Il Girasole" a San Frediano
Il Centro "Il Girasole" a San Frediano

A gennaio del 2006, su un progetto proposto dalla Cooperativa Il Delfino al Comune di Cascina, ho iniziato a recarmi presso il Centro “Il Girasole”, nel Villaggio Santa Maria di San Frediano a Settimo (PI), per svolgere un progetto di animazione culturale rivolto agli anziani del quartiere.

Il progetto, iniziato nel 2005, non aveva raggiunto gli obiettivi prefissi a causa dell’isolamento del Centro “Il Girasole” rispetto al quartiere e, soprattutto, per il tipo di reti sociali presenti nella zona, sorta in pochissimi anni senza nessun tipo di luogo di aggregazione, senza una costruzione dal basso della cittadinanza. Per questo motivo, nell’anno successivo, mi sono occupato di un progetto di comunità sul quartiere denominato Macondo.

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La rugiada sulle ginestre

L’anno successivo alla realizzazione del Progetto Madeleine, nel 2006, ho curato la pubblicazione di un libro realizzato raccogliendo delle interviste a persone residenti nel Comune di Santa Luce, in provincia di Pisa.

Il libro, edito da Tagete Edizioni di Pontedera e prevalentemente distribuito nel Comune di Santa Luce, è il frutto di un’attività di formazione di un gruppo di volontari individuati con il Sindaco, Nadia Lenzini, che ha portato all’incontro con numerosi narratori.

Il libro è diverso da quello del Progetto Madeleine. in cui, sfruttando il progetto del Cesvot, avevo puntato a realizzare degli incontri di narrazione collettiva in cui l’obiettivo principale era la socializzazione degli anziani e la possibilità di creare dei contesti narrativi in cui, oltre a trasmettere storie anche alle giovani generazioni, vi era lo scopo di costruire o cercare di ritessere i legami a livello di comunità locali.

Nel libro realizzato per il Comune di Santa Luce, invece, l’obiettivo era quello di formare un gruppo di volontari per la raccolta di storie e la custodia della memoria del territorio, portando al racconto (registrato e poi trascritto) delle storie di alcuni personaggi presenti nelle frazioni di Pomaia, Pastina, Pieve di Santa Luce e nel capoluogo comunale, appunto, Santa Luce.

Così sono emerse figure interessanti, tutte dense di emozione e di ricordo: il minatore, il fornaio, il fabbro, il carbonaio, il giocatore di calcio, il musicista…

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Progetto Madeleine

Ogni anziano che muore è una biblioteca che brucia.

Progetto Madeleine

Così recitava il sottotitolo del progetto e successivamente del libro, citando un proverbio africano di cui l’amico Mohamed Ba mi aveva parlato. Un ponte tra due culture profondamente lontane e diverse, accomunate dalla trasmissione orale dei saperi semplici, essenziali, autentici.

Il progetto è stato finanziato dal Cesvot con il Bando Percorsi di Innovazione del 2003, dopo l’illuminante laboratorio “Festina Lente” condotto da Gianni d’Elia e Salvatore Catalano al convegno Cem a Viterbo “Per un’educazione capace di futuro”.

Con questo progetto, con questa esperienza, iniziata con la progettazione nel 2003, la formazione anche attraverso seminari alla Libera Università dell’Autobiografia di Anghiari, l’inizio delle attività a settembre 2004 e la presentazione della pubblicazione a giugno 2005, si è aperta una strada.

Almeno per me.

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Movimentiamoci!

Il progetto MovimentAzione è stato proposto dall’Associazione Progetto Arcobaleno approvato dal Ce.S.Vo.T. e finanziato con il bando Percorsi di Innovazione 2006 per promuovere un intervento negli istituti superiori di tre città toscane: Firenze, Pisa e Livorno.

Ho seguito il progetto con la Cooperativa Sociale “Il Delfino” di Perignano in qualità di coordinatore per l’area di Pisa, assieme ai due operatori che hanno lavorato promuovendo iniziative e aggregazione presso l’Istituto Professionale di Stato per i Servizi Alberghieri e della Ristorazione “Matteotti” di Pisa.

Il progetto si è concluso con un bel concerto a Livorno, con diversi gruppi locali e quelli venuti da Pisa e Firenze attraverso l’attività degli operatori. BELLO!

Mi rimane qualche perplessità sull’efficacia di attività così estemporanee, a cui non è possibile dare continuità, con operatori che svolgono la loro attività poche ore alla settimana, senza la possibilità di costruire con i ragazzi un vero rapporto e senza il tempo necessario per approfondire una relazione per portare avanti delle iniziative insieme che tocchino i bisogni profondi dei partecipanti…

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